Il pettegolezzo: l’oppio dell’oppresso.

In ufficio non tutti sono collaborativi e riescono a lavorare in team senza far nascere gelosie e ostilità. Anzi, alcuni cercano di metterti il bastone tra le ruote, screditandoti con il capo e parlando male di te.

Ma la verità é che queste tipo di tensioni si possono manifestare dappertutto e sinceramente non passa giorno in cui non trovo qualche ficcanaso che non si faccia i benamati cacchi propri. La scena del delitto può essere un ristorante, una palestra, in città e, più in generale, in una comunità. Può essere inverno… No, autunno… Ma magari anche primavera… Okay, ho deciso: estate. Può prendere chiunque: donne, uomini o chi ancora non ha deciso – insomma, siamo decisamente vaghi su stagione, luogo e protagonisti, ma vi assicuro che il tutto ha senso, ve lo giuro sul mio cane, che al momento non ho (oh, ragà, faccio la pirla, non la scrittrice di gialli, come lei, la mia amatissima Jessica Fletcher, che tra l’altro sono sicura avrebbe risolto il caso in quattro e quattr’otto e in tempo per l’ora del te).

Ritorniamo seri: E brutto quando pensi di poterti fidare di certa gente ma poi d’istinto senti un coltello incastrato tra la terza e la quarta costola… Sono per natura, molto aperta; ho sempre l’impressione di potermi fidare di tutti, ma perché non ho proprio il gene della malvagità, perché non penso che qualcuno possa anche solo minimamente o lontanamente infliggermi un dispiacere. Quindi, é così che da ben 35 anni vado avanti indietro per il mondo confidando tanto nel prossimo, dando credito a cani e porci. Ma sono anche 35 anni che il più delle volte la prendo abbastanza in quel posto, non accorgendomi, per stupidigia, di mettere ripetutamente il lupo nell’ovile. Mi é capitato non poche volte di dover passare sotto le forche caudine per colpa di gente che parla un minuto prima di pensare.

Cosa spinge una persona ad andare da tua madre, fratello, cugina, migliore amica, marito o capo e spettegolare a più non posso? Cosa si accende (o si spegne) nella testa di questi individui quando spifferano in giro roba che non li concerne o peggio: roba che non esiste, che si sono inventati di sana pianta? Ed é pericolosissimo, perché di solito questa gente aggiunge qualcosa alla propria versione dei fatti, facendoti passare ancora di più per una merda. Quindi se questi vanno a riferire una di queste calunnie (perché di questo si tratta) a tua madre, fratello, cugina o migliore amica, beh, hai ancora una chance di uscirne indenne, perché sono persone che ti conoscono. Tua madre é tua madre e ti difende a spada tratta (o almeno dovrebbe). Così come la tua migliore amica; l’hai scelta proprio per quello, perché ti fidi, perché magari ci litighi pure, ma nelle cose fondamentali la pensate allo stesso modo. Ma se si tratta del tuo capo, e hai la scalogna monumentale di non averne uno furbo, allora sei nel guano. Ammesso e concesso, che ti dia la possibilità di difenderti, ti può anche ascoltare, tu puoi anche portare le prove che ti scagionano, ma ormai il danno é fatto: ci sarà sempre quest’ombra di dubbio che incomberà su di te. Ed é per questo che le maldicenze, le ciarle, possono nuocere gravemente alla salute di una persona. In tutti i sensi; anche fisicamente.

C’è invece chi lo dice in faccia che non ti sopporta. E io preferisco di gran lunga! Ma – purtroppo – la maggior parte si nasconde dietro atteggiamenti finto-amicali, spesso virati a elogiarti per camuffare il loro disprezzo. Per smascherarli alcune volte basta fare più caso a quanto parlano di te, alle loro battutine con doppi sensi e soprattutto alle frecciatine seguite spesso da “sto scherzando ovviamente!” Invidiosa? Ma che io sappia fare una cosa più di te, non é necessariamente un mio pregio, ma un tuo limite. Quindi, perché invece di rendere la vita più difficile a me, non fai causa al tuo di cervello per inadempienza contrattuale? Beh, sempre a patto che tu c’é l’abbia un cervello.

Ma se ti prude talmente il culo che non riesci a stare seduta e senti la profondissima necessità di alzarti e fare qualcosa, ma allora fai qualcosa di produttivo: vai a cagare. Magari anche controvento, così la possibilità di arrecare danno ad altri rimpicciolisce a vista d’occhio. Vai… Vai a vivere in campagna, vivi la vida loca, vai a giocare a moscacieca sull’autostrada…  Basta che ti eclissi! Il segreto per essere zen? Tenere duro mostrandosi tranquilla. Loro non aspettano altro che vederti andare in escandescenza, per confermare che hanno potere su di te e sul tuo umore.

La verità é che le persone che continuano a parlare di questioni di poca importanza probabilmente hanno qualche problema nel loro animo. Ripetono all’infinito le stesse cose per essere elusive e per nascondere le loro difficoltà e sinceramente, ascoltarle fa sorgere dubbi nel cuore.

Ha sempre ragione. Ma le buone maniere?

„Come fai col tuo lavoro a stare tranquilla, a non esplodere dal nervoso e dalla rabbia che ti viene trasmessa dalla gente nevrastenica che hai al telefono? E soprattutto a non farti prendere un coccolone dalla collera? “ – Eccola la domanda (più o meno) che consegue quando racconto alla gente che lavoro faccio. Per tutti quelli che non mi conoscono: lavoro nel reparto reclami di un importante ditta di telecomunicazioni. Mi occupo cioè, dei reclami scritti di quelli che non ne possono più di chiamare il numero verde, che stanno o che già hanno perso la brocca, quelli che sono stanchi delle solite scuse e che hanno finito le scorte di pazienza. Laddove c’é necessità di ripristinare la pace e l’ordine, lì intervengo io. Quasi come un eroina dei cartoni manga degli anni novanta… Si, perché il più delle volte, ti ci devi piegare a novanta per accontentare il tuo interlocutore, devi fare ammenda e proferire un „mia culpa“ generale. Poi devi trovare una via per la riconciliazione col cliente e farla finire a tarallucci e vino. Faccio ciò da 15 anni ormai. Ammetto: a tratti é abbastanza destabilizzante. Le persone nascoste dietro un telefono sono un po’ come quelli che insultano aggratis la gente sui social… È semplice ricorrere all’insulto, alla prepotenza, all’arroganza e a qualunque altra bassezza dialettica (incluse parole intimidatorie) quando si é comodamente seduti sul proprio divano, protetti dalle mura di casa, non dovendo guardare negli occhi la tizia che hai al telefono. Ma d’altronde si sa, chi ha pochi argomenti tende facilmente allo screditamento del proprio „avversario“.

Per ritornare alla domanda con la quale ho esordito, vi dico che non c’é né una risposta „forfettaria“ né delle istruzioni da seguire. Con gli anni però, sono riuscita ad individuare diverse tipologie di clienti e a reagire a seconda di chi mi ritrovo davanti.

  • Il precisino. É meticoloso barra cagacazzo. Campione del mondo di pignoleria. Chiede di modificare continuamente pochi (insignificanti) dettagli più e più volte. É molto, troppo attaccato al perfezionismo. E soprattutto: polemico! É propenso a discutere senza fine. E se per caso ritardi di qualche ora la tua risposta via e-mail, ti chiama in continuazione per farti notare il suo disappunto e per mettere in evidenza la tua poca professionalità… Un eterno insoddisfatto!
    -> REAZIONE: É una partita persa. Assecondare la situazione e pregare che arrivi presto la sera.
  • Il saccente. Il solito tuttologo. Gli adoro. Sono loro gli esperti anche se nella vita si occupano di carotaggio o di api vasaie. Delle attività, a loro volta necessarie e interessanti, ma ben lontani dal mondo della telecomunicazione. Ebbene, nella sua lettera di reclamo il sapientone allega tutta una serie di informazioni raccolte da riviste del settore, blog specialistici e forum vari che appoggiano la sua tesi. Infatti, quello che il nostro cliente, che per l’occasione si improvvisa pseudotecnico, ha appena appreso a zonzo per il web concorda con la sua inoppugnabile opinione, e (chiaramente) da più retta a quanto appreso in rete a quello che gli stai dicendo tu! Spesso é anche maschilista, perché TU sei una donna, ergo: non capisci una cippa di scienza tecnologica, figuriamoci di telecomunicazione. Ma lui si, lui sa tutto sulla situazione perché il cognato del marito della cugina di terzo grado si é trovato ESATTAMENTE nella stessa situazione e quindi TU non stai per dirgli niente di nuovo. Lui conosce ogni tua affermazione e con ogni „mhmm“, da parte sua, é come se volesse sottolineare che conosce già quello che gli stai dicendo: „Si, ho sentito…“, „Ho letto..“, „Ovvio!“ – É una persona, che a me risulta molto antipatica (anche fuori dall’ambito lavorativo…), perché spesso si pone alla conversazione con fare da sfida, come per dire „io ne capisco più di te“. Ed é proprio in quel frangente che ti viene da chiedergli: „Ma allora, perché non te lo risolvi da solo il problema?“ Tante volte si tratta dell’avvocato di turno, che spara articoli e paragrafi a destra e manca e tu, siccome non parli „l’avvocatesco“, sei solo una poveraccia incompetente.
    -> REAZIONE: Dopo aver invocato san Paolino di benedirmi con tanta pazienza e calma e l’emoglobina è riscesa di qualche punto, mi ricompongo e provo a darmi un contegno: lui vive di fatti, e anche se glieli grattugi sotto il naso come si fa col parmigiano, non ti crederà mai. Lo lascio dunque credere quello che vuole. Poi, in un secondo momento, con l’ausilio di persone più competenti nei vari campi (tecnici professionisti, avvocati, etc.) metto nero su bianco la nostra presa di posizione e gli faccio il regalo più bello che puoi fare al saputello: una lettera pregna di articoli, paragrafi, accostamenti con casi precedenti, numeri, fatti…
  • Il passivo aggressivo: Di solito ha l’oroscopo di merda: Marte che litiga con Venere e Saturno che butta a lasso i suoi cerchi in testa a Giove. Palesemente burbero. La comunicazione é unidirezionale ed é difficile stabilire punti di contatto. Poi cambia e lascia spazio al suo bel atteggiamento da lord inglese e incomincia a sbraitare… Ma tanto. Di solito senza motivo. Conosce tutte le imprecazioni in aramaico antico e ha sempre una „parolina“ dolce da dispensare. Seguono insulti e/o minacce. Di solito non mi spavento mai per questi gentili avvertimenti che subisco, tranne quell’unica volta che mi sono cagata addosso senza bisogno di bifidus.
    -> REAZIONE: Stai tranquilla. Il bello é che questo tipo di cliente passa sempre e comunque subito dalla parte del torto e quindi, dopo averlo richiamato più volte all’ordine con fare gentile (ma solo le prime 25 volte) puoi incominciare a scaldarti anche tu un nìnin… Ed é lì che può scaturire una reazione a catena: trovandosi davanti una persona che adotta la sua medesima linea di condotta „fumantina“ codesto cliente può a) rendersi conto che sta pisciando fuori dal vaso e darsi na bella calmata o b) gridare ancora più forte ed in modo impetuoso contro di te. In questo caso, esiste solo il piano d’emergenza: congedarsi in modo affabile e con tante belle cose attaccare il telefono.
  • ll diffidente: Questo tipo di cliente é, sottilmente, convinto che gli altri vogliano raggirarlo, truffarlo o sfruttarlo. É in continua ricerca di rassicurazioni. Difficile da gestire perché pieni di pregiudizi e preconcetti. É cauto lui e molto silenzioso. Risponde alle tue domande con fatica. Me lo immagino che tiene le braccia incrociate e con l’espressione del viso che non capisci, se é interessato o invece non vede l’ora che la pianti e te ne vai, con un fare appena appena sospettoso di chi ti scruta e ti studia attentamente. E difficilmente distratto e tiene sempre la guardia alta.
    -> REAZIONE: Il cliente moderno è facile a risentirsi e offendersi, quindi dimostro interesse e cortesia, comunicando in modo trasparente, onesta e autentica. Devo evitare di farlo chiudere a riccio, argomentando con dimostrazioni pratiche. Eh sì, perché non saranno le parole a convincerlo ma le mie azioni.
  • Il cliente logorroico. É l’esatto opposto della persona diffidente. Un chiacchierone che ti sommerge sotto una valanga di parole. Parla, parla e parla ancora, saltando da soggetto a soggetto, perché ha un’intima esigenza di piacere. Tu provi ad intervenire con qualche informazione o osservazione ma lui non ti ascolta. Non ha nemmeno sentito che tu hai aperto bocca, o forse pure sì, ma non gli interessa. Preferisce continuare a parlare, concentrandosi solo ed unicamente su sé stesso. Si, perché lui adoooora sentirsi parlare. Quelli più egocentrici poi, amano fare sfoggio di sé e provano una profonda soddisfazione quando gli altri riconosco in loro doti e qualità. Un esibizionista telefonico insomma!
    -> REAZIONE: Prima di ottenere un bel mal di testa che potrebbe anche sfociare in un’emicrania, devi reagire. Bisogna fermarlo, costringendolo ad una risposta chiusa (SI o NO), mantenendo tu la rotta (non permettendogli d’impostare la direzione della discussione), e perché no, facendogli anche capire, in modo garbato e simpatico che non è l’unico cliente a cui dovrai fare da babysitter oggi. Messaggi subliminali del tipo “Prima che mi occupi del prossimo cliente, voglio essere sicura che lei…”, potrebbero aiutare.

E poi ci sono loro! Quelli simpatici, che ti rendono la giornata un po’ più luminosa, che hanno sempre la battuta pronta per strapparti un sorriso. Espansivi. Che ti fanno dono della loro leggerezza e joie de vivre. Estroversi, affabili… Che non usurano la tua pazienza, che non ti fracassano i maroni, che non hanno delle frustrazioni da farti scontare, che capiscono anche quando sbagliano loro e addirittura si scusano. Quelli che non credono nella durezza ma anche nei momenti critici, riescono a darti un feedback costruttivo. Che mostrano rispetto e sono fantasticamente empatici. Quelli che riescono a parlare T.R.A.N.Q.U.I.L.L.A.M.E.N.T.E.

E tu? Che cliente sei?

In ufficio… Capitolo terzo

8 di mattina. Ci troviamo in un ufficio qualunque nella “north country” per eccellenza. Parlo della Svizzera, dove fa bel tempo 30 giorni l’anno… Poi la temperatura cambia vorticosamente da caldo Buenos Aires a freddo Reykjavík, e se ti azzardi a mettere fuori il naso senza cappello (per il naso), ti prendi la polmonite come la Clinton.

Sono arrivata da poco e mi trovo ancora in modalità merluzzo surgelato, pronta ad essere impanata e diventare un bastoncino findus, che mi accorgo indistintamente del buio pesto che regna in questo posto… Le tapparelle erano abbassate.

Già che in questo buco sperduto tra le Alpi è sempre un tantino grigio (leggermente, eh); al massimo varia da argento a bianco scuro o nero cromato. Quindi con ste veneziane sprangate, era tutto ancora più tetro, sinistro… Faceva molto casa Addams di notte… Senza candele… Con la veranda che dà sul cimitero. Sudavo freddo e non so perché mi é sembrato di vedere l’ologramma di Dario Argento. *buuuuuuh* – *risatasinistradabrivido*

Suppongo: Evidentemente le avvolgibili si saranno congelate durante la notte. Sfido; è ottobre inoltrato e siamo già a meno 13 gradi, quindi penso che fosse quasi pronosticabile. Una dopo l’altra arrivano le amatissime colleghe e tutte fanno la stessa domanda (fessa): “Ma come mai non alziamo le tapparelle?” Le più comunicative (quindi non io) fanno partecipe le ultime arrivate furbe e “perspicacissime”, dell’intoppo elettronico e una dopo l’altra si mette l’anima in pace: finché il buon patrono delle tapparelle elettroniche non ci manderà qualche raggio di sole a sciogliere le stalattiti, noi dovremmo lavorare al lume di candela… E qualche lampadina.

E poi. Arriva: Er mejo! Anche lui fa la domanda del giorno (e te pareva); la replica ormai arriva in coro. Ma lui – er mejo – ha questa simpatica caratteristica che lo eleva dalla plebe: non ci crede! Perché? Semplice: perché non é stato lui a metter mano! Ecco. Diciamo, che il suo scetticismo é un antico „marchio di fabbrica“.

Dunque si dirige verso il pannello di controllo e comincia la sua corazzata contro le tapparelle congelate, le quali chiaramente, non si lasciano intimorire dal suo ditino nervoso e rimangono immobili. Cioè, non ci pensano manco per l’anticamera a darsi na mossa.

Bene. Il signorino quindi, rassegnato, si dirige verso la sua postazione di combattimento ed espira un fierissimo “almeno ci provato”. E certo, menomale che sei arrivato tu! noi abbiamo provato a farle muovere solo con la forza del pensiero, pirla! *palmface*

 

Attenzione: Quanto narrato è opera di fantasia. (Quasi) Ogni riferimento a cose, persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. 

horror-wuche: brace yourself!

a few weeks ago.

mäntig.
man het das beschisse agfange hüt: ha müesse am morge go bluet abgäh und bi pünktlech am 7i bi dene uf der matte gstande! wott ine… aber *surprise, surprise* NIX DA! s labor isch nid dörte gseh! ehmmm… soorry. what? es ganzes labor eifach wäg? well… froge mi mou ume… aber es isch niemmer ume. auso was mach ig? ehm… am beste, am beste e momänt warte. öpper wird sicher müesse schaffe, au wenns mäntig morge isch! de wart ig halt mou e rundi… *dümelidräi*, *spiegelcheck*, *smsschreib*, *facebookcheck*… liecht goht uus, schritte nähere sech… *härzpöpperlet* (nei, es isch nid d afangsszene vom nöie paranormal activity) uuuuuuuuuuuuund… ja! e dame mit wissem kittu! “tschuldigung… ig sueche dr labor!” – “aaaaaaaaaaaah… jesses! das isch nümme do! das isch jetz ganz a me ne angere ort..!”, (neeeeeeeeeeeeeeeeiiii… bitte nid allzu wiit, ig muess au no go schaffe, und übrigens… han ig nid no früeh tour gha????) “ehhhm… wo de?” de foht sie afo erkläre: “solothurn, post, alti post, nöi post, nei… auso, wüsse sie wo die alti poststross isch? nei, nid alt, sondern eifach poststross? ehmm… auso dört, ehmmm… auso landi, de vis-à-vis und de d rampi abe, und de ufe, und dir chöid de dört ufe und de ine und de abe und use…” *augenrollhochzehn* landi han ig verstande und vis-à-vis… mit dere spärlechi information mach ig mi uf em wäg und probiere mi a dene wärtvolle und sehr präzise informatione z halte! :S DAAAAAAAAAAAAAAAA… gfunge!!! jetz… was het sie gseit: ufe, abe, ine, use… irgendwie schaff igs, ig weiss es! auso. gfunge. labor. ja. äääh. bin ig froh! hallelujah! ine. e sehr gstressti frau (au in wisse kittu) chunnt uf mi zue! “grüezzzzzzzzi! ehmm… müesse sie öppis ha?” – … – well, ja. es kilo hackfleisch und en coco-chanel-tailleur! :S ehmmm… “jo, ig sött bluet entnäh…”, erkläre ihre kurz um was es goht und sie loht mi loh platz näh! oookay… let’s goh! sofort säg ig ihre: “lueget… i glaub es isch besser rächts…”, min tipp stosst uf taubi ohre irgendwie und sie drückt und stichlet mer wyter uf em linke arm… “eehhm… auso vo minere siite uus rächts. d vene si besser dört… sicher meh erfolg!”, loooos mer doch zue frau! mir wird siit 6 johr ununterbroche bluet abgnoh und immmmer, IMMER, hei si mega müeh! ig weiss es langsam, chönnts glaub sogar säuber erledige, aber wenns unbedingt du wottsch mache, LOS MER WENIGSTENS ZUE!!!! “aaaaah… das goht eifach nid! hmmmm… was seu ig mache? am beste, ig probieres mou bim rächte arm!”, WÜÜÜRKLI? wooow… du bisch jo mega scharfsinnig… wie hesch das nur verstande??? hmmm… *mumble*… und es goht au??? hesch würkli e vene gfunge? du bisch ja suuuper… hesch jo au nur 20 minute bruucht. gratuliere…! nimm doch grad e schluck meh, damit jo gnue hesch, wett nid nomou 20 minute herumstocherei und probesticherei müesse erdulde! guet. finish. nichts wie weg. danke. tschüss. schöne tag. lift. abe, use, zruggfahre… die awiisig han ig mer ganz elei usdänkt ohni jeglechi tipps vo der ersti dame! guet… was mach ig jetz? seu ig hei fahre und s auto dört loh und mit em bus a bahnhof oder diräkt a  bahnhof, s auto dört loh und de ufe zug… ja, zwöiti variante tönt fasch intelligänter… auso, nichts wi a bahnhof… eis ums angere: raus us däm parkplatz, ample, nomou ample, verkehr, sunntigsfahrer, erste närvezämebruuch, wüu ig eifach 300 stund meh bruuche as ig eigentlech dänkt ha, bahnhof… bahnhoof in sicht! *parkplatzsuch* NÜD… mensch, has no fasch dänkt! well… auso so schnäu wie möglech hei, damit ig joooo no ufe bus cha deheime! ehmm… ample… bitte, wird grüen. c’mooon… grüüüüen… grüüüen… grüen, wie gras, wie d böim, grüüüen… nid rot! no 10 minute und denne fahrt dr bus vo deheime. das längt… chuuum… es chunnt guet… musik wird mi ablänke… musik… ehmm… man radio 32 wird immer schlimmer. das scheis gejammer vo däm saxophon hilft mer kei sekunde wyter! :S auso, chum… no 7 minute. wird knappp! ehy, mannn… grüen, please! grüüüüüüüeeeeennnnn… wicked-grüen, wie d elphaba in oz! BIIITTTE… ig muess ig wott uf dä bus! no 5 minute… das längt sicher nümme… huere scheiss ample, warum wirdsch nid grüen! hesch en allergie???? nach 8 minute warterei mahn ig jetz eifach nümme warte. weisch was? i goh… egal! es isch zwar rot, aber wenn ig jetz nid fahre de wird ig grüen, und zwar wie hulk und denne müesse sech d lüt eifach in acht näh. drum dänk ig: weisch was? bevor ig unglaublech gross, grüen und hulkisch wirde, fahr ig mit rot über d ample… ganz süüüferli… uuuuuuuuuuuuuuuund… nei, es hets niemmer gseh!!!! 😀 äääääh… und jetz? dr bus isch sicher scho ab vo deheime. was mach ig… ig muess mi schnäu entscheide und zwar JETZ! und ig bi jo soooo entscheidigsfreudig. isch mis grösste hobby vor auem wenn ig unger extremste druck bii! huere siech!! auso, parkiere bim mam&pap deheime und fahre de vo dört us mit em bus! auso… schnäu… parkplatz, parkplatz… äääääh… scho wieder ke parkplatz! WAS SEU DAS? sie aui gäg mi???? was han ig dooo??? *gräääännnn* *heul* *flenn* *kreischanfall* *dämmele* *tourettsyndromanfall* theeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeere… e parkplatz. ändliiii! auso, nichts wie weg… us däm auto! JEEETZ UND SEKKKLEEEEE.. plötzlech ghör ig öpper säge: renn forrest, renn!!! äääääääääääääääääääääh… get it! ig bi im bus… ufff… jetz muess ig sofort öppis mache wo ig vergässe ha: SSCHNUUUUFEEE!!! ääääh! *schnauf* *schnaubb* uufff… ufff… guet… ha wieder gnue suurstooff i de lunge! aues guet! en guete wocheafang… no doubt! :S uuuuund… ja, ig ha früehtour gha! *damnit!*

zischtig.
wieder so ne herrleche tag. und wieder het irgendwie nüt so weue funktioniere… am morge gheit mer dr ganz liter müuch eifach so ufe bode. das ganze weue ufzwüsche i mine genau abgrächnete 28 minute wo ig am morge ha zum parat mache, isch eher tough, aber ig bi doch für spontanisätz doch immer z ha. auso breit ig uf die ganzi flächi 2 schichte kuchipapier us und loh die “extra saugkraft” sin job mache. ir zwüschezyt duen ig fertig nase pudere und Schuhe alegge. probiere eifach gaaaaanz ruehig z bliibe und wenn ig ahme i so situatione chume dänk ig mir ahme: was würd jetz e normale mönsch mache? genau: das! auso mach ig… genau s umgekehrte! 🙂 hahahahaha! so i minere natur oder? chas nümme ghöre: hüt seit mer tatsächlich eini am telefon: sie sind so temperämentvoll! WÜRKLI? ÄUÄ? uuuund… prooblem? wettsch e schiibe, isch im fau nid immer so eifach so vüu energie ufzbringe, dass me dir au immer und überall seid, dass halt so es “temperamentvolls” bisch! *augenroll* maaaaaaaaaaaaaaaaaan han ig ranzepfiife… mir fraue si scho armi. teli no mou! am liebste würd ig das züg useoperiere mit dr nöchsti OP, aber ja, eigentlech möcht ig no es baby, vo däm här muess igs wohl oder übel dinne loh! uffff… es hört eifach würkli nid uuuuuuufff… die stächende unterliebsschmärze wöi eifach nid verschwinde und i glaub, dass ig jetz eifach es paar valiumtropfe nihme und mi drmit ussergfächt setze, system abefahre, reboote, schnäu ganz abefahre und de wieder ufefahre! 😀 haha… genau, humor eifach nid verlüre, isch am beste so! jaja… bi scho ne lustigi. ha e clown gfrässe zäme mit em ganze zirkus… i glaub irgend so en rhynozeros liit mer schwär uf em mage… ts! jo, ig weiss, ig spinne, aber au nur wüu eifach mini hormone grad wie ganz vüu flipper-bäueli hin und här gschmätteret wärde! :S äääääääch… sschiiiiiisssdräck! fertig do. wyterschaffe. oookay… probiere eifach no chlei z schaffe, het ke sinn z warte dass d zyt verbi goht und fertig! lose chlei musik… soooo. stöpsle id ohre! guet… start! ääääääääääääääääääh… e schreiendi ellen greene schreit mer SUDDENLY SEYMOUUUUUUUUR is rächte oooohr… ääääh, das het weh do! :S mensch… ig muess unbedingt die luutstärki i griff becho! 🙂 aber cool… aber schön… *seufz*… ehm… next! SHE’S LIKE THE WIND! das gesäusel vom swayze macht mi wahnsinnig (remember: hormone-aufstand), auso wyter! was??? please don’t stop the rain??? im juli? ja, bitte, stop the rain! sofort… mags würkli nümme gseh! hahahahhaa… isch nid mi tag!

mittwuch.
gester z obe han ig übrigens no einisch “sense and sensibility” guggt… ig verliebe mi immer wieder neu i jane austen! und dr alan rickman tönt jo im originalton jo eeeextremst s.e.x.y.! OMG! so en töifi stimm… und nachhär liist dä dere das sonnett vor… ig ha ke schimmer was är seit, aber i glaube ihm jedes wort und mit jedem wort, wett ig versinke i sinere schöni stimmfarb. oder nei, am liebste i sine arme… aber ja, nachhär erwach ig wieder vo däm tagtraum und weiss, dass ig z olte bi im tüüüfste grau und eifach nur muess büeze… und doch goht mer dr speech vo der emma thompson als elinor (die euteri schwöster im film) nid us em kopf… d marianne (die romantischeri vo beidne, frogt se warum dass sie nid zu ihrne gfüehl cha stoh und das au nid ihrem gliebte, em hugh grant, seid…) und sie antwortet wie us dr pistole gschosse und mit so vüu pathos dass es mi gäg hingere strählt wie dr schlimmst tornado: ” What do you know of my heart? What do you know of anything but your own suffering? For weeks, Marianne, I’ve had this pressing on me without being at liberty to speak of it to a single creature. It was forced upon me by the very person whose prior claims ruined all my hopes. I have had to endure her exultation again and again whilst knowing myself to be divided from Edward forever. Believe me, Marianne, had I not been bound to silence I could have produced proof enough of a broken heart even for you!” TOMA!!! und das het gsässe! diesi foht nämli grad afo brüele *augenroll* und ig klatsche ganz fest, wüu ig sie e mega geili schauspielerin finge (d thompson ebe, die anger isch d kate winslet wo die gliich vitalität vore dörrti tomate het) und die het das so geil und überzügend gspielt, dass i grad am liebste zu däm scheiss Hugh möcht go uf notting hill i sim büecher lade und mou eis links und rächts würd abebrätsche… ehmmm… nei, sorry, falsche film! durcheinander. chaos. mess! sorry… schaffe mou wyter!

donnschtig.
neeeei, nei, nei… i rege mi nid uf, wüu ig hüt am morge extra mit em auto zum mammi gfahre bi, s auto dörte gloh ha und dr schlüssu i briefkaste (fingerdieb-sicher) inedo ha und jetz niemmer dä schlüssu fingt. ig probiere jetz ganz ruehig z si, au wenn jetz eigentlech sit 1 stund im ganze block gsuecht wird und niemmer fingt dä scheiss schlüssu! nenei… es isch aues guet! ÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄÄH…  dr schlüüsuuuuuuuuu mensch… mi schlüssu het öpper zwar gmugget, aber s auto dörte gloh? wie doof? nei… das chan ig mer nid vorstelle. i dänke würkli, dass mini mamma a kurz-zyt-gedächntnis liidet und eifach nümme weiss, dass sie dä scheiss-schlüssu zäme mit dr post use gfischet het. nenei… ig bi tschuld, wüu igs nid dört gloh ha, natürlech gemäss dr absolut kompetänter, befugter und sachkundiger uskunft vo mim herr papa! es isch natürli 100000000%ig klar, dass mini muetter nüd drfür cha, aber absolut möglech, dass ig irgendwie vergässe ha dr schlüssu ineztue, oder eifach nicht richtig, oder i fausch schlitz, oder, oder, oder… natürli! :S hey, ig schwöre… s nöchst mou cha sie mer mou krüzwiis. jetz sind sie zwar dr ersatzschlüssu goh hole, aber ig weiss glich nid wo mi hauptschlüssu isch! menschenskinder… ihres einzige problem: wie seu ig jetz eifach zur beärdigung goh hüt am nomi. aber wo mi schlüssu verbliibt… *achselzuck* jajaja… du bisch tschuld, idiot… hesch sicher dr schlüssu mit me ne fluech beleiht, damit es a üsne auge eifach dursichtig isch, und die nur du gsehsch! oder villicht hesch nur tröimt, dass es i briefkaste do hesch. villicht hesch sogar tröimt, dass s auto broocht hesch und das grosse, blächige, graue ding mit 4 dräidinger wo vor der hütte stoht isch natürli nüd angers als e grossi optischi tüüschig. jajaja… villicht han ig sogar tröimt dass ig bi cho schaffe hüt am morge! es stoht i mim horoskop: der wassermann steht heute ein bisschen neben den schuhen! IG??? WIESO IG? WAS ISCH MIT EM LÖI UND DR WOOG WO SCHLÜSSINE VERSCHLAMPE????? :S

immerno donnschtig (eifach chlei spöter).
ig wirde mi jetz au nid ufrege wüu mis mammi mir so mit ere extreme nonchalance mitteilt het dass sie dr schlüssu gfunge het… isch i schirmständer inegrütscht gseh! :S well… nenei… aber e zämeschiss han ig müesse kassiere! aber jetz isch aues erledigt. isch okay! nid mou entschoudigt het sie sech! wenns mir passiert wär, de hätt sech dr himmu teilt und dr gross zeus wär abecho und hät blitze nach mir gschossse… ts… no comment!

fritig.
frei. muss mini überstünde schliesslech au mou izieh. am morge han i mit em a. ir stadt abgmacht. uf nes kafi. und geschnurr. wassermann-talk haut, isch no interessant z gseh, dass öpper im läbe hesch wo genau glich kranki gedanke und mehr oder weniger die genau gliche gfüehl mit dir teilt. ig säge dene “wassermannischi” gfüehl, wüu ig die nur i lüt erkönne wo öppe ir gliche periode gebore sii! dr nomi han ig verbrocht mit überlegge was i genau us mim läbe wott mache, bi aber ke millimeter wytercho, wüu ig ständig abglänkt gseh bi… färnseh do, musik dört, nervigi kinder dusse! wirds uf morn verschiebe. nei, morn isch samstig. ke zyt sorry. auso de am sunntig… villicht! 🙂 und am obe… schminkparty bir v.! sooo geil… en mädels-obe! ab und zue muess das au sii! und ig ha au entdeckt, dass ig gärn en girl bii! han ig lang vergässe gha! sehr lang. fröie mi. au wenn bi gwüssi frauelis immer vüu z schnäu dr diva-allarm abgoht. muess mi echt zämerisse, dass ig nid wie nes pokemon abgoh und dene dame ahme nid grad en wimpere-tusch-bürstli is aug ramme! aber immer mit em  früüüündlech lächle uf de lippe… wie sech s ghört. *griiiins*

everyday-talk.

ich: „firma xy hier… guten tag!„

kunde (ziemlich genervt und mit der tiefsten stimme der welt): “hallo?!”

ich: “ja, hallo, schönen guten tag…“

kunde (noch genervter und murmelnd): “ja, hallooo… sie haben mich vor circa 20 minuten angerufen!”

ich: “aha, ja, ich persönlich bin es nicht gewesen. aber ich bin mir sicher, es war einer meiner kolleginnen… das finden wir schon noch heraus: können sie mir die letzten 2 ziffern nennen, die sie gewählt haben? dann weiss ich, wer die zuständige sachbearbeiterin ist..“

kunde (trocken wie eine kalifornische pflaume): “nein…”

aha… ok. dann…

ich (langsam ein bisschen gereizt): “okay… ehm… können sie dann freundlicherweise auf ihrem handy schauen kurz? dann kann ich sie zu der richtigen person verbinden.“

kunde (ganz ehrlich? ich glaube der hat was geraucht und zwar viel, aber eher schlechtes zeug): “ja…?”

pause***pause***popel-aus-der-nase-zieh***pause***pause***lalala…

ich (so genervt, dass ich fast wieder ruhig war): “herr xxx, ich brauche die letzten 2 ziffer!“

kunde (ich glaube, dass er in der zwischenzeit den popel aus der nase gefischt hat…): „1234“

ich (JAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA… ENDLICH, ER HATS GESCHAFFT, UND DAS NUR IN 7 MINUTEN!): “ah, super, das wäre dann meine kollegin, ich verbinde sie, bitte bleiben sie am apparat, ja…!?“

kunde (fast schlafend): “eh? binden?? neeee…”

tu-tu-tu-tu-tu

ich (nur denkend): „hey, dude, weisst du was? was auch immer du nimmst… nimm nur noch die hälfte davon!“

Scusa se non ti chiamo (più) amore…

Un lunedì mattina come altri. Letargici più che altro. Ore 8. Squilla il telefono. GIA??? Okay…

„Pron…“

„… Insommaaaaa! Certo che ha una bella faccia tosta! Ma come si permette?” – Beh, sarebbe più facile per me spiegare il perché mi permetto di fare non so che cosa, se capissi chi ho al telefono, il motivo di questa leggera collera e perché con quest’urlo degno di un re della giungla mi rompe il timpano prima che io possa fiatare!

Il pazientissimo signore inviperito che ho al telefono è stato vittima di un brutto colpo tiratogli dalla (quasi ex) dolce metà. La signora, visti i primi sintomi presentati dal marito nelle ultime settimane, ha deciso di prendere in mano la situazione ed improvvisarsi Sherlock Holmes. L’astuta coniuge sapendo che grazie alla legge svizzera sulla privacy, non sarebbe mai potuta risalire a nessuna informazione sul conto del marito, ha assoldato il suo „Watson“ e lo ha fatto chiamare il numero verde della compagnia telefonica. Questo spacciandosi per il titolare, aiutato dai suggerimenti della signora è riuscito ad oltrepassare l’ostacolo del controllo d’identità.

(PARENTESI: Sinceramente credo che ci siano ancora delle lacune nel sistema d’identificazione del cliente. Ma sai, se non hai a disposizione raffinati software usate dalla NASA e l’FBI, risulta difficile capire se sentendo una voce maschile, che risponde in modo correttamente a tutte le domande di verifica, il tuo interlocutore sia veramente il cliente in questione o una marionetta di una femmina pluricornuta con in mente un piano machiavèllico per farla pagare al fedifrago. CHIUDI PARENTESI)

Il collaboratore, convinto di essere in linea con il legittimo proprietario del numero, ha inviato il tabulato delle comunicazioni all’indirizzo contrattuale. La signora, intercettando la posta é così riuscita a risalire alle telefonate e ai messaggi inviati dal marito ad un numero sospetto a lei sconosciuto…

Sconosciuto finché, chiamando proprio questo numero si è ritrovata a chiacchierare con la segretaria dell’infedele, che con questo nome, sono sicura, la sa assolutamente lunga: Casanova!

E ora te la prendi con me? Apparte che se proprio ci tieni a limonare con la gentile signorina, fatti furbo e annienta le prove! E poi… Se proprio la vogliamo dire tutta, é tua moglie che ha infranto la legge più volte. Ci sono gli estremi per frode e violazione della riservatezza della corrispondenza postale, nonché della protezione dei dati personali. E mo che vuoi da me? Un consiglio professionale? Denunciala… Oppure, no, aspetta! Risparmia l’energia (e i soldi) per l’imminente divorzio!

“so en tollpatsch”, story of my life – part 1

oooooooooook! wieder en pinlechi-antonella-szene! OMG… warum… why, god, whyyyyyyyyyyyyyyyyyyy?! *siiiiiiiiiiing* nei, es wird nid gsunge. no nid!

büro. fasch 9i. bi scho sit fasch 1.5 std. do. vergäbens. schlofe ir letschti schlächt. bi so halbwägs verkältet. mini stimmbänder tööne eher wie verstimmti saitene vore gitarre, es kribelet ir rache-gägend (genau hüt, huere scheiss… holy butterball) und ganz ehrlech: i glaub ig wirde eifach alt. so mängisch abgmacht die wuche, so mängisch spoht is bett (z.t. isch es nid mou mis bett gseh, sondern es sofa oder en luftmatratze)… ig ha entschiede. bi alt.

aber ebe. ig bi im büro, mittlerwiile isch es 5 min. spöter und es foht mer afo dämmere, wieso ig zu nüd chume: ha d ufmerksamkeitsspanne vore eintagsfliege wo no aues wott gmacht ha a ihrem gross tag! well… ebe… büro. verkältet. igmummlet. gseh us wie vo nere dogge verkätscht und de wieder usegspuckt. mini läbenslust isch irgendwo zwüsche “gaaaar nid” und “o gott, wie bin ig überhaupt bis is büro cho?”

plötzlech. en liechtstrahl. en vision. öppis wo mi loht la straaaaaaahle: üse ferdinand* chunnt ine und versprüht sie charm links und rächts. ferdinand = en grossgrotnige teddybär mit unwiderstehlechem chouchou-faktor! äääääääh… aber är hockt immer dört hingere, mensch. dä gseht mi jo chum, do i mim desolate eggeli wos so düster isch. aber. wenn ig so besser nochedänke. isch es villicht nid mou so schlächt. so wie ig hüt usgseh. nei. entschiede: besser so! cha ne vo der färni beobachte. chume mer vor wie en jäger. haha.

chefin rüeft mi. uffff… muess jetz glich ufstoh und är wird mi glich gseh, wüu die hockt genau rügge-à-rügge mit ihm. mensch! muess das sii? ha doch entschiede, dass är mi hüt nid seu gseh! ok… setz es lächle uf. irgendeis. jo. ok. dä isch guet. los. hallo. huhu. jo. guete morge! oooooh… am liebste möchte ig ne knuddle. dä isch mer suspekt. zu süss. hm… mini faghag-antenne verspüre zwar ke schwöster-allarm. hm… okay. är isch es nid. är isch en hetero wo eifach süess isch (villicht gits no es paar vo dene wo so als unlimited editon i de 70er und 80er härgstellt worde isch). luege ne a. “aues guet?” und ig “ja danke. hahaha…” natürlech isch nüd guet, mann… gsehsch nid guet!?

und denn passierts: är lächlet. ig wott mi a chlii schrank stütze wo näb mer isch, dört druf isch aber e schniiidmaschine wo ig säubstverständlech nid gseh ha (bi aber sicher dass die scho siit johre dörte stoht). ig hebe mi anstatt am schrank a dere scheiss schniidi, schliifere mit dr hand us, aues gheit a bode und es git en riese-mega-more-gstürm. bang. bung. peng. kreisch. padabooooing. aues a bode. natürli luegt alles. natürli lacht alles. antonella. immer sie. natürli. ig bis jo wieder. dr tollpatsch. ja. thaaaat’s me. whatever. dehaut. mi interessiert eifach nur wie är reagiert…

… als absolute gentleman (i säge das isch mer suspekt) stoht är uf und hilft mer alles ufzläse. “isch doch nid so schlimm.” neneeeei… das meinsch aber au nur duuuu!!! ig bi wieder en mega elefant im porzellanlade! brummiger als jede 7. zwärg gohn ig wieder a mi platz zrugg; wott eifach nümme drüber noche dänke und hoffe, dass aui vergässe, dass ig wieder mou ha müesse zeige wie unglaublech liechtfüessig und durchuus herrin über mein körper bii!

aber nei. es wird immer no glächlet. gwitzlet. aber wieso bin ig überhaupt ufgstande? ehm… shiiittt… hähähähä… daaaarum stoht d chefin sit 3 minute und luegt mi a… ja, i chume. sorry. hähähä… “antonella. du bisch so en tollpatsch.” würkli? tell me that again!

* name von der redaktion geändert

In ufficio… Capitolo secondo (parte prima)

Ma ppppppooooooorca di quella grande bagascia lurida, pelosa e antipatica… Come si fa ad essere così maldestri dico io? Ma tra tutti i talenti, perché a me é toccato quello dell’essere imbranata a livelli incommensurabili?!

Sono appena arrivata in ufficio (amorevolmente chiamato: “er bunker”) e entro in ascensore…

1. Piano: eccolo lo specchio del terrore… Sono 15 anni che mi ci specchio ogni mattina appena arrivo e penso sempre la stessa cosa: „o mio dio! e io sono andata in giro COSÌ?!”

2. Piano: Che pallleeeeee… Sembra di dover arrivare nell’anticamera dell’inferno ogni giorno! Che du coglionazzi… Anche se oggi é venerdì… Sì, ma sono sola. Quelle due befane delle mie colleghe barra amiche barra consigliere di vita, nonché compagne di di merenda non ci sono e io devo scaldare la sedia fino alle 17:30, ma perché? PERCHÉ?! *tonodivoceshakespearianaeconardoredamelodrama*

3. Piano: ECCOMI! Fammi girare altrimenti se si aprono le porte e mi vedono che mi squadro cosi attentamente allo specchio e allo stesso momento insceno la morte del cigno dal delirio di dover passare questa giornata inutile in solitudine, mi prendono per i denti e mi portano alla neuro di corsa.

Okay… Usciamo… Menomale… Non c’é nessuno… Dai, muoviti. E facile, un piede davanti all’altro e sono fuori dall’ascensore… Ma no, la sottoscritta non riesce manco in questo. Na maccherona nata: faccio per uscire, ma aggancio l’asola del pantalone alla sbarra che si trova all’interno dell’ascensore e siccome sono „delicata“ e „leggiadra“ come un elefante in tutù mentre ha le doglie e dal dolore si dimena come una balena nella rete dei pescatori di sarde, nell’invano tentativo di liberarmi…

*streeeeeeeeeeeeeep*

(un suono molto famigliare al mio padiglione auricolare)

La cucitura all’esteriore della gamba destra cede e rimango con uno spacco nei pantaloni… Aaaaaaaaaaaah… Ma come si fa? Dai, forse ho lanciato una nuova moda: invece dello spacco alla gonna, un bello spacco al pantalone?

No, più che altro mi spaccherei la testa, visto che é marcia! „Ma daiiii… Non é grave!“, penserà qualcuno. Lo é invece… Lo é! Passerò tutta la giornata a tirarmi giù la maglia almeno ogni cinque secondi per paura che si possa scoprire il portone a questa “bellavista” e qualcuno ne potesse rimanere gravemente ferito, scioccato o gli potessero crescere dei melograni sotto le ascelle dal terrore!

In ufficio… Capitolo primo.

Si. É sempre la stessa storia, un must in ogni ufficio: La rompicoglioni di turno. Ho la grande fortuna di averla proprio di fronte. A pochi metri di distanza (di sicurezza).

Lei: “Quando parli al telefono tendi a gridare… M’intontisci. Perché non ti giri verso la finestra?”

Io: Sorrido. Lascio perdere. Ma nei meandri della mia mente (da anni ormai scaduta) penso: “Invece tu, tu non devi nemmeno parlare per arrecarmi fastidio… Mi secchi così a prescindere. Perché tu la finestra invece non la apri e fai un bel tuffo a pesce? Oppure lasciala pure chiusa e dacci qualche allegra capocciata. Peccato per il vetro…”

“Es gibt zu viele Sorten von Menschen, als daß man für alle fertige Antworten bereithalten könnte.”

Jaaaap…!

Vor fast 14 Jahren habe ich meine Karriere in der Reklamationsabteilung gestartet! Ja, richtig gelesen… 14! Ja, nochmals richtig gelesen: Reklamation! LOL

Mein Selbstvertrauen damals war ziemlich genau der IQ einer Strassenlampe gleichgestellt, deshalb habe ich gedacht, dass ich das einen Monat aushalte und dann wahrscheinlich einem Nervenzusammenbruch zum Opfer falle… Nun, ich hab’s geschafft bis heute in einem einigermassen gesunden Zustand zu überstehen (ja, ich sagte auch „einigermassen“)… Ich wusste gar nicht, dass es auf dieser Welt so viele verschiedene Leute gibt. Und die, hätte ich alle verpasst:

Junge, Alte, Freunde, Feinde, solchediedaseinesindunddasanderewerden, Stolze, Bescheidene, Besorgte, Bedenkenträger, Bedenkenverursacher, Betrüger, selbstgebastelte Polizisten, Freundliche, nicht Freundliche, Besserwisser, vomvorabendverkaterteteenies, Anwälte (die sowieso auf bereits verlorenem Posten kämpfen), Intelligente, Apokalyptische Reiter, begabte Monologisten, eher langweilige Monologisten (bei denen kann man gut aufstehen, Kaffee kochen, shoppen gehen, den nächsten Urlaub buchen…), solchediesichgerneredenhören, Genies, “Genies” (augenroll), Bedanker, Sexsüchtige, Sexallergische, Moralisten, Päpste, Belästiger (die sind der Hammer), Belästigte, vom Delirium gezeichnete, Aufgestellte, Fräsmaschinen, Schreihälse, Nette, Lustige, Junkcaller, Pubertierende, zumerstenMalFlirter, solchedie… unddieTastensperrevergessen, sonstigeTastensperrevergesser, Gutschriftenerschleicher, Verwirrer, Verwirrte, (nicht erwünschte) Stammkunden,  Irrläufer, Nachtwandler, Zuvielbezahler, Ehrliche (ja was gibts zu grinsen, die gibts tatsächlich), Falsche, Gefakte (wollt Ihr mir da ja richtig lesen, hört Ihr!), Verlorene, Gestohlene…

Mal schauen was da noch kommt…