#liberifinoallafine

Quello che è accaduto negli ultimi giorni, mi ha fatto riflettere molto. Col dovuto rispetto vorrei esprimere il mio pensiero, perché proprio non riesco a dimenticare, quella voce fioca, flebile e affaticata di DJ Fabo, che facendosi aiutare dalla sua fidanzata, dice: “Signor Presidente, le chiediamo d’intervenire, per lasciare ciascuno libero di scegliere fino alla fine. Grazie Sergio!”

C’è chi dice che questa tragedia non deve venire usata come grimaldello per acconsentire l’eutanasia anche in Italia. Ma non è la prima volta che si parla di leggi importanti che non esistono: prima di Fabiano, anche Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro tra il 2006 e il 2009, scatenarono in Italia un notevole dibattito sui temi legati alle questioni di fine vita.

Perché questo tema esplicito in Italia viene trattato come un’interdizione sacra? Perché in parlamento non se ne parla, ma viene sempre rinviata la discussione? Perché estendere i diritti è inteso come ridurre i propri? Perché ci si impegna così tanto perché le leggi dello stato proibiscano una condotta ritenuta contraria alla legge divina?

La Chiesa cattolica circa 10 anni fà, in un messaggio per la 29. giornata per la vita, affermò:

“Chi ama la vita si interroga sul suo significato e quindi anche sul senso della morte e di come affrontarla […] Ma non cade nel diabolico inganno di pensare di poter disporre della vita fino a chiedere che si possa legittimarne l’interruzione con l’eutanasia, magari mascherandola con un velo di umana pietà”
(Consiglio Episcopale Permanente)

Quindi la Chiesa asserisce, che solo Dio può porre fine alla vita. Ma… Un corpo tenuto in vita dalle macchine (senza le quali morirebbe in pochi minuti) secondo me, non è già più “vita”. Ciò che lo tiene in “vita” si chiama tecnologia, la stessa tecnologia che viene poi contestata in altri ambiti. Quando però si tratta di prolungare artificialmente una vita atroce, allora è ammessa. E se ci fermassimo un momento prima? Prima di ricorrere a quei tubi che ci tengono forzatamente in vita?

Mi rendo assolutamente conto che è una questione delicatissima. E ovviamente sto parlando di malattie terminali… Quando la qualità di vita di una persona è compromessa al punto tale da renderne intollerabile la vita stessa…. Quando sei nel pieno possesso delle tue facoltà e sai che ci sono zero probabilità che in un futuro prossimo la scienza possa fare importanti passi avanti… Quando le hai provate tutte e hai sempre vissuto da spirito libero, allora, effettivamente IO vorrei poter scegliere da sola cosa farne della mia vita. Ma la legge, come mero canone formale, prevale sull’amore, ed è pura proibizione.

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