l’amico di me stesso(?)

una sera, mentre mi innervosivo per l’ennesima cacchiata (perché poi alla fine quelle sono), accendo il televisore alla disperata ricerca di qualcosa possa arrecare sollievo alla mia anima tormentata. quindi:

primo canale: telegiornale (no. quello che hanno deciso il primo ministro e la prima minestra non m’interessa. di solito sono solo cose molto deprimenti per l’umanità).

secondo canale: talkshow. (no. sono già incavolata a livelli siderali. lavoro con 8 donne, di dibattiti ne ho avuti anche fin troppo per oggi. pace. cerco la pace…)

terzo canale: quella che cucina. (allora. a me il cibo piace mangiarlo, non prepararlo. e tutte sta nonne papere che mi vogliono insegnare l’impasto per il pane con l’essenza di porcospino e la salsa di zucca con la cipolla acerba della Papua Nuova Guinea dell’ovest, le o.d.i.o.!)

quarto canale: la telenovela brasiliana. (okay. il brasile é un paese sconfinato e bellissimissimo che esporta altrettante bellissimissime creature, che sanno ballare e muovere ogni singola giuntura del proprio corpo a suon di lambada e samba. ma mio fratello, signori, rischiava di chiamarsi come una di quelle moscissime smorfiose delle sceneggiate sudamericane se nella malaugurata ipotesi fosse nato femmina. ma perché una creatura appena cascata dal cielo si deve chiamare isaura, leoncia o vanusa quercia? che per carità saranno nomi nobilissimi, fantasticissimi e quant’altro. ma in brasile. da questa parte dell’emisfero questi appellativi suonano abbastanza eccentrici.)

quinto canale: un’intervista ad una „celebrità“ inglese. beh, non la conosco, però l’intervistatore é intrigante e la tipa che sta intervistando sembra abbastanza furba. oh, meglio di niente. e poi mi sono stufata di fare freestyle-zapping. decido di dargli una chance, sta a vedere che é pure simpatica. ad un certo punto lui con un sorrisetto discolo le fa: „se tu fossi un’altra persona, saresti amica di te stessa e perché si/no?“ lei resta abbastanza basita, perché non sapeva cosa rispondere. difficile. abbastanza intima come domanda.

mmmmhhh… già. cosa rispondere?

ad un certo punto mi sono accorta che non seguivo più quello che stavano dicendo loro, ma che mi ero rifugiata (come spesso accade) su qualche altra nuvola per conto mio a pormi la stessa domanda… autovalutarsi significa compiere un’operazione squisitamente cognitiva. significa distanziarsi dal proprio io, manifestare la propria esperienza, il proprio vissuto, e guardarlo come altro da sé. la mia risposta era abbastanza chiara (o anche no). e per sentire anche un paio di altre opinioni, ho interpellato delle persone molto diverse tra di loro (caratterialmente parlando). e questi sono i loro pensieri:

„si… lo sarei… perché sono buona o meglio: fessa. mi cha me eifach zu guet verarsche… sto sempre li a pensare cos’ho sbagliato. penso sempre che un errore – se c’é – lo devo per forza aver commesso io! e poi perché… se qualcuno fa male ad una persona che amo… L’AMMAZZO…”

oppure:

„allora, dopo averci pensato a lungo ti rispondo in questo modo: si, sarei amica di me stessa perché semplicemente sono sincera, facile da gestire, aperta e penso di saper ascoltare e dare consigli. Il tipo di lavoro che faccio magari mi porta spesso a non poter essere sempre presente fisicamente e per certi versi mi isola molto e quindi mi allontana da tutta la vita sociale „normale“. ma sinceramente: chi non vorrebbe avere un amica come me? hahahahahaha… quando c’é un legame profondo tra due persone, c’é e ci sarà sempre.“

o ancora:

„allora, della persona che sono diventata oggi sarei amica per i motivi seguenti: penso positivo e cerco di trasmetterlo in ogni occasione. non ho problemi a dare un bel calcio nel sedere (a fin di bene) quando ce n’è bisogno. penso di essere di buona compagnia e di buttare giù anche qualche battuta per far ridere. non mi prendo troppo sul serio e riesco a ridere di me stessa. so ascoltare e do consigli solo quando sono richiesti. mi piace arricchire il mio bagaglio di nuove esperienze e condividerne il ricordo con i miei amici. e poi boh… penso di non essere troppo rompiscatole o invadente…“

e poi quelle più elaborate…

“ig us mensch muess neugierig si um mi wöue kennelehre, süscht luegt me ufs ussehe oder benäh, und me wirft sie grad ine topf. ine negative topf. sie cha nid allne gfalle und muess das au nid. aber trifft sie en mensch wo sie sympatisch findet und de mensch aber nüt mit Ihre wot ztue ha, de dänki isch normal, dass me sich selber hinterfragt. mit mir cha me au sehr gern sech sälber si. sie geit nid “dervo us” dass me sache weiss oder kennt (sehr geduldig, oft zu geduldig). sie isch sehr kommunikativ (das git mir sicherheit), wenn sie öppis guet findet oder nid guet findet, seit sie das. was sie würkli beschäftigt (schlechti sache, stritt) cha sie nid für sich bhalte, sie wot sich selber nid mit dem vergifte. Und wenn sie liebt und gärn het, de erfahrt me das au. für viel e stärki und e schwächi vo Ihre, nid jede wot und cha das ghöre oder dermit umgoh. trotzdem isch “rede” immer e tip wo sie jedem es läbelang wird mitgäh, sie hets früehner selber nid gmacht und wird das no lang bereue. loht me sich uf Ihre ih, de cha en zauber entstoh. e “rosaroti-welt” wo es kei probleme git sondern nur lache, läbe, erläbe, die eigeti zit schenke. aber d’realität isch ihre trotzallem immer presänt. aber wär wot scho nid wie es kind läbe wo kei sorge het? zu aller überraschig leider viel mensche wo lieber im dunkle loch blibe. geht nicht, gibts nicht! ig ha nur mensche um sich, wo immer dankbar sind und d’welt und s’läbe nid us selbstverständli gseh (genau wie sie). au wenn es jede uf en anderi art zeigt oder mengmal vergisst (wie Sie selber, nobody’s perfect) trotzallem hets jede in sich inne. alli wüsse was richtig und falsch isch, mir müesse üs eifach öfters ad sase näh, aber für das hei mer au üsi liebste wo üs helfe dra danke. me cha e liste mache mit pro und contra, bringt leider nid viel will me 100 pro mit 1 contra cha überwiege. im endeffekt isch s’ganze paket wo gfallt oder nid gfallt. und JO, ig wet mit mir befründet si. mit all de ecke und kante wo ig ha. aber so ig bi e persönlichkeit.
(non l’ho tradotto per non far perdere a questo contributo la sua indole personale)

e last, but definitely not least:

„mi fa strano pormi questa questione poiché, spesso e volentieri, l’amicizia o tutto quello che dietro a questa parola si nasconde, per me, arriva, così e non mi capita neppure sugli altri di chiedermi se di questa persona sarei o meno amico. Mi ci ritrovo o meno ed in quel ritrovarsi, nasce e cresce un rapporto fatto di tutto. una bella macedonia fondata sulla base del rispetto e della tolleranza. se io fossi un’altra persona e pure de mmmmerda, spero e mi auguro di non essermi amico. cosa più importante di tutte, credo, al di fuori dell’accettare, migliorare ed essere coscienti dei propri pregi e difetti, che ognuno di noi debba essere imperativamente amico di se stesso. é inutile passare la vita a giocarsi contro od ad infilar bastoni nelle ruote della propria bicicletta (o ciclette, che oggi la palestra va di moda), non porta a nulla a parte un qualche blu e grosse cicatrici. esser amici e complici di se stessi, sbatte un bel tappeto rosso a terra al tuo star bene al mondo e a tutti i futuri rapporti amichevoli o meno, con altri esseri. poi, starsi sul cazzo ogni tanto, può solo che portarti a riflettere su questo e quello da migliorare, ci mancherebbe.”

io?

sarei amica mia, ma solo se fossi munita di una pazienza senza principio e senza fine. solo se sapessi gestire un carattere lunatico e avvolte aggressivo di una tizia che però in tutto quello che fa, ci mette tipo una tonnellata di chili di passione. una dedizione incondizionata per le persone che ama. si, faccio di tutto per le persone che mi stanno accanto, cerco anche di dare un taglio a egocentrismo, presunzione, arroganza, intolleranza… però lo ammetto sempre: sono una testa di cazzo, ma la novità é: sono pienamente cosciente di ciò. mi assumo la completa responsabilità delle mie scelte e dei miei errori, e sono pronta a fare tutto ciò che e’ necessario per adottare le giuste decisioni e porre rimedio agli sbagli commessi (quasi sempre… se non ci fosse di mezzo anche questo orgoglio del menga). forse mi frequenterei solo nei momenti appropriati. negli altri mi starei lontano. LOL

il fatto é che vivo di emozioni e purtroppo ne ho 84 diverse in un minuto e assecondarle tutte, senza dare all’occhio é difficile e quindi può capitare che le manifesti tutte in pubblico… e tutte in quel minuto! dai, é anche una bella performance. comunque non voglio perorare la mia causa, ho solo incominciato a capire, che da essere umano SI PUÒ avere delle magagne. e la vita, per fortuna, di amici indulgenti me ne ha regalati tanti. ma é vero che siamo il critico più severo di noi stessi. indipendentemente dalle opinioni degli altri, alla fine della giornata la persona con cui devi confrontarti sei sempre e soltanto tu.

sopporterei un’amicizia con me stessa non essendo me? si, forse… ma magari anche no. la me stessa è strana forte, e questo mi attira.

e tu? saresti tuo amico essendo un’altra persona?

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2 thoughts on “l’amico di me stesso(?)

  1. mariapiamonda says:

    Che coincidenza! È da stamattina che mi frulla per la testa la stessa domanda e… Ho trovato il tuo post 😊. La mia risposta però è un no, che, al massimo, sfuma nel non lo so. Sono gentile, disponibile all’ascolto, ad aiutare, insomma, parecchio fessa anch’io, ma pure eccessivamente intransigente. Mi isolo, mi allontano e difficilmente cambio idea a fronte di una delusione. Quindi, con una persona come me, avrei seri problemi di relazionamento. E mi ha fatto sorridere la riflessione sui nomi brasiliani. Davvero se ne sentono di assurdi da queste parti! Ciao 😊.

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    • thisiswhyimvanella says:

      hahaha… parola azzeccata: intransigente. ma la verità é che non lo sapremo mai. magari é meglio cosí. comunque mi diverto a sdramatizzare cosí i miei drammi, scrivendo. grazie per “leggermi”! 👍🏼☺️

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