everyday-talk.

ich: „firma xy hier… guten tag!„

kunde (ziemlich genervt und mit der tiefsten stimme der welt): “hallo?!”

ich: “ja, hallo, schönen guten tag…“

kunde (noch genervter und murmelnd): “ja, hallooo… sie haben mich vor circa 20 minuten angerufen!”

ich: “aha, ja, ich persönlich bin es nicht gewesen. aber ich bin mir sicher, es war einer meiner kolleginnen… das finden wir schon noch heraus: können sie mir die letzten 2 ziffern nennen, die sie gewählt haben? dann weiss ich, wer die zuständige sachbearbeiterin ist..“

kunde (trocken wie eine kalifornische pflaume): “nein…”

aha… ok. dann…

ich (langsam ein bisschen gereizt): “okay… ehm… können sie dann freundlicherweise auf ihrem handy schauen kurz? dann kann ich sie zu der richtigen person verbinden.“

kunde (ganz ehrlich? ich glaube der hat was geraucht und zwar viel, aber eher schlechtes zeug): “ja…?”

pause***pause***popel-aus-der-nase-zieh***pause***pause***lalala…

ich (so genervt, dass ich fast wieder ruhig war): “herr xxx, ich brauche die letzten 2 ziffer!“

kunde (ich glaube, dass er in der zwischenzeit den popel aus der nase gefischt hat…): „1234“

ich (JAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA… ENDLICH, ER HATS GESCHAFFT, UND DAS NUR IN 7 MINUTEN!): “ah, super, das wäre dann meine kollegin, ich verbinde sie, bitte bleiben sie am apparat, ja…!?“

kunde (fast schlafend): “eh? binden?? neeee…”

tu-tu-tu-tu-tu

ich (nur denkend): „hey, dude, weisst du was? was auch immer du nimmst… nimm nur noch die hälfte davon!“

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l’amico di me stesso(?)

una sera, mentre mi innervosivo per l’ennesima cacchiata (perché poi alla fine quelle sono), accendo il televisore alla disperata ricerca di qualcosa possa arrecare sollievo alla mia anima tormentata. quindi:

primo canale: telegiornale (no. quello che hanno deciso il primo ministro e la prima minestra non m’interessa. di solito sono solo cose molto deprimenti per l’umanità).

secondo canale: talkshow. (no. sono già incavolata a livelli siderali. lavoro con 8 donne, di dibattiti ne ho avuti anche fin troppo per oggi. pace. cerco la pace…)

terzo canale: quella che cucina. (allora. a me il cibo piace mangiarlo, non prepararlo. e tutte sta nonne papere che mi vogliono insegnare l’impasto per il pane con l’essenza di porcospino e la salsa di zucca con la cipolla acerba della Papua Nuova Guinea dell’ovest, le o.d.i.o.!)

quarto canale: la telenovela brasiliana. (okay. il brasile é un paese sconfinato e bellissimissimo che esporta altrettante bellissimissime creature, che sanno ballare e muovere ogni singola giuntura del proprio corpo a suon di lambada e samba. ma mio fratello, signori, rischiava di chiamarsi come una di quelle moscissime smorfiose delle sceneggiate sudamericane se nella malaugurata ipotesi fosse nato femmina. ma perché una creatura appena cascata dal cielo si deve chiamare isaura, leoncia o vanusa quercia? che per carità saranno nomi nobilissimi, fantasticissimi e quant’altro. ma in brasile. da questa parte dell’emisfero questi appellativi suonano abbastanza eccentrici.)

quinto canale: un’intervista ad una „celebrità“ inglese. beh, non la conosco, però l’intervistatore é intrigante e la tipa che sta intervistando sembra abbastanza furba. oh, meglio di niente. e poi mi sono stufata di fare freestyle-zapping. decido di dargli una chance, sta a vedere che é pure simpatica. ad un certo punto lui con un sorrisetto discolo le fa: „se tu fossi un’altra persona, saresti amica di te stessa e perché si/no?“ lei resta abbastanza basita, perché non sapeva cosa rispondere. difficile. abbastanza intima come domanda.

mmmmhhh… già. cosa rispondere?

ad un certo punto mi sono accorta che non seguivo più quello che stavano dicendo loro, ma che mi ero rifugiata (come spesso accade) su qualche altra nuvola per conto mio a pormi la stessa domanda… autovalutarsi significa compiere un’operazione squisitamente cognitiva. significa distanziarsi dal proprio io, manifestare la propria esperienza, il proprio vissuto, e guardarlo come altro da sé. la mia risposta era abbastanza chiara (o anche no). e per sentire anche un paio di altre opinioni, ho interpellato delle persone molto diverse tra di loro (caratterialmente parlando). e questi sono i loro pensieri:

„si… lo sarei… perché sono buona o meglio: fessa. mi cha me eifach zu guet verarsche… sto sempre li a pensare cos’ho sbagliato. penso sempre che un errore – se c’é – lo devo per forza aver commesso io! e poi perché… se qualcuno fa male ad una persona che amo… L’AMMAZZO…”

oppure:

„allora, dopo averci pensato a lungo ti rispondo in questo modo: si, sarei amica di me stessa perché semplicemente sono sincera, facile da gestire, aperta e penso di saper ascoltare e dare consigli. Il tipo di lavoro che faccio magari mi porta spesso a non poter essere sempre presente fisicamente e per certi versi mi isola molto e quindi mi allontana da tutta la vita sociale „normale“. ma sinceramente: chi non vorrebbe avere un amica come me? hahahahahaha… quando c’é un legame profondo tra due persone, c’é e ci sarà sempre.“

o ancora:

„allora, della persona che sono diventata oggi sarei amica per i motivi seguenti: penso positivo e cerco di trasmetterlo in ogni occasione. non ho problemi a dare un bel calcio nel sedere (a fin di bene) quando ce n’è bisogno. penso di essere di buona compagnia e di buttare giù anche qualche battuta per far ridere. non mi prendo troppo sul serio e riesco a ridere di me stessa. so ascoltare e do consigli solo quando sono richiesti. mi piace arricchire il mio bagaglio di nuove esperienze e condividerne il ricordo con i miei amici. e poi boh… penso di non essere troppo rompiscatole o invadente…“

e poi quelle più elaborate…

“ig us mensch muess neugierig si um mi wöue kennelehre, süscht luegt me ufs ussehe oder benäh, und me wirft sie grad ine topf. ine negative topf. sie cha nid allne gfalle und muess das au nid. aber trifft sie en mensch wo sie sympatisch findet und de mensch aber nüt mit Ihre wot ztue ha, de dänki isch normal, dass me sich selber hinterfragt. mit mir cha me au sehr gern sech sälber si. sie geit nid “dervo us” dass me sache weiss oder kennt (sehr geduldig, oft zu geduldig). sie isch sehr kommunikativ (das git mir sicherheit), wenn sie öppis guet findet oder nid guet findet, seit sie das. was sie würkli beschäftigt (schlechti sache, stritt) cha sie nid für sich bhalte, sie wot sich selber nid mit dem vergifte. Und wenn sie liebt und gärn het, de erfahrt me das au. für viel e stärki und e schwächi vo Ihre, nid jede wot und cha das ghöre oder dermit umgoh. trotzdem isch “rede” immer e tip wo sie jedem es läbelang wird mitgäh, sie hets früehner selber nid gmacht und wird das no lang bereue. loht me sich uf Ihre ih, de cha en zauber entstoh. e “rosaroti-welt” wo es kei probleme git sondern nur lache, läbe, erläbe, die eigeti zit schenke. aber d’realität isch ihre trotzallem immer presänt. aber wär wot scho nid wie es kind läbe wo kei sorge het? zu aller überraschig leider viel mensche wo lieber im dunkle loch blibe. geht nicht, gibts nicht! ig ha nur mensche um sich, wo immer dankbar sind und d’welt und s’läbe nid us selbstverständli gseh (genau wie sie). au wenn es jede uf en anderi art zeigt oder mengmal vergisst (wie Sie selber, nobody’s perfect) trotzallem hets jede in sich inne. alli wüsse was richtig und falsch isch, mir müesse üs eifach öfters ad sase näh, aber für das hei mer au üsi liebste wo üs helfe dra danke. me cha e liste mache mit pro und contra, bringt leider nid viel will me 100 pro mit 1 contra cha überwiege. im endeffekt isch s’ganze paket wo gfallt oder nid gfallt. und JO, ig wet mit mir befründet si. mit all de ecke und kante wo ig ha. aber so ig bi e persönlichkeit.
(non l’ho tradotto per non far perdere a questo contributo la sua indole personale)

e last, but definitely not least:

„mi fa strano pormi questa questione poiché, spesso e volentieri, l’amicizia o tutto quello che dietro a questa parola si nasconde, per me, arriva, così e non mi capita neppure sugli altri di chiedermi se di questa persona sarei o meno amico. Mi ci ritrovo o meno ed in quel ritrovarsi, nasce e cresce un rapporto fatto di tutto. una bella macedonia fondata sulla base del rispetto e della tolleranza. se io fossi un’altra persona e pure de mmmmerda, spero e mi auguro di non essermi amico. cosa più importante di tutte, credo, al di fuori dell’accettare, migliorare ed essere coscienti dei propri pregi e difetti, che ognuno di noi debba essere imperativamente amico di se stesso. é inutile passare la vita a giocarsi contro od ad infilar bastoni nelle ruote della propria bicicletta (o ciclette, che oggi la palestra va di moda), non porta a nulla a parte un qualche blu e grosse cicatrici. esser amici e complici di se stessi, sbatte un bel tappeto rosso a terra al tuo star bene al mondo e a tutti i futuri rapporti amichevoli o meno, con altri esseri. poi, starsi sul cazzo ogni tanto, può solo che portarti a riflettere su questo e quello da migliorare, ci mancherebbe.”

io?

sarei amica mia, ma solo se fossi munita di una pazienza senza principio e senza fine. solo se sapessi gestire un carattere lunatico e avvolte aggressivo di una tizia che però in tutto quello che fa, ci mette tipo una tonnellata di chili di passione. una dedizione incondizionata per le persone che ama. si, faccio di tutto per le persone che mi stanno accanto, cerco anche di dare un taglio a egocentrismo, presunzione, arroganza, intolleranza… però lo ammetto sempre: sono una testa di cazzo, ma la novità é: sono pienamente cosciente di ciò. mi assumo la completa responsabilità delle mie scelte e dei miei errori, e sono pronta a fare tutto ciò che e’ necessario per adottare le giuste decisioni e porre rimedio agli sbagli commessi (quasi sempre… se non ci fosse di mezzo anche questo orgoglio del menga). forse mi frequenterei solo nei momenti appropriati. negli altri mi starei lontano. LOL

il fatto é che vivo di emozioni e purtroppo ne ho 84 diverse in un minuto e assecondarle tutte, senza dare all’occhio é difficile e quindi può capitare che le manifesti tutte in pubblico… e tutte in quel minuto! dai, é anche una bella performance. comunque non voglio perorare la mia causa, ho solo incominciato a capire, che da essere umano SI PUÒ avere delle magagne. e la vita, per fortuna, di amici indulgenti me ne ha regalati tanti. ma é vero che siamo il critico più severo di noi stessi. indipendentemente dalle opinioni degli altri, alla fine della giornata la persona con cui devi confrontarti sei sempre e soltanto tu.

sopporterei un’amicizia con me stessa non essendo me? si, forse… ma magari anche no. la me stessa è strana forte, e questo mi attira.

e tu? saresti tuo amico essendo un’altra persona?

promoted to new sofia… in the blink of an eye!

sunday morning. „early“ sunday morning (around 9:30am). I was suffer from insomnia last night. so i decided to bring an end to that and go having a coffee somewhere.

a woman did enter the coffee shop where I was having my breakfast. she looked around and then gazed at me. i was drinking my coffee supposing not to see her, but she approached quickly my table. in her hand a biiiig canon-camera.

“hi!”

and i was a bit 😳 it’s early sunday morning, I wasn’t ready for conversation (lol). but I’m friendly (most of the time):

“hey”, I answered.

“you know what? I’m a photographer and I noticed immediately your beautiful eyes.”

(b-b-beautiful eyes? in a sunday morning? after a „boozy“ night? i look like a panda. an old one.)

“this is my card. please come and visit me… I really think i could make interesting pictures of your face… you’re italian, isn’t it?”

again: 😳. Is that so obvious?

“y-y-yes, I am”, all of a dither i tried to answer her.

„it’s your name: SOFIA?”

“no! why sofia?“, WTF

and she was like: “oh, you know, I think it’s only you and sofia loren having such mesmerizing eyes!”

yes… I see! okay… ehm… thanks. grazie. where are is the hidden camera?

and. i appeal to the „one and only“: (holy) sofia. please forgive them; for they know not what they do… or rather: say (… in this case)

in the arms of the angel.

di 8 anni fa mi ricordo tante cose… l’ospedale, il disagio, il fiato ke mi mancava, i dottori che non sapevano che pesci prendere: „é appendicite“, „no… é sicuramente un supercalifragilistichespiralitoso perforato (scusate, non me le ricordo tutte le prognosi con quei nomi spaventosi)“, „ma noooo… che mi**ia dici? io sono un budellolaringoiatraio e sono sicuro che ha un sbudallamento acuto!“, insomma… me ne hanno detto di tutti i colori. e mentre i luminari della medicina dei miei stivali facevano a gara a chi vinceva il primo premio (vale a dire: tagliuzzarmi) , io vedevo tutte quelle infermiere intorno a me quella mattina. e poi: quel tanfo boia che mi nauseava l’anima!

ci tengo tanto a questo giorno. mi fa pensare sempre al fatto che ho mille angeli custodi intorno a me che mi salvano la ghirba. si. angeli. ci credo molto in loro. hanno dimostrato più volte in questi 35 anni, che ci sono per davvero e che anzi sono loro a credere in me. ho sempre pensato agli angeli come a delle visioni astrali, eteree. creature celesti munite – ovviamente – di grandiose ali bianche e dotati di grande coraggio… ma dopo quel giorno ho capito che gli angeli, quelli veri, sono terrestri. sono qui intorno a noi. e questi purtroppo non li riconosci subito, perché sono abbastanza camuffati, fanno finta di niente i bischeri. ma c’é un modo per smascherarli: di solito appaiano nel momento del bisogno, sono quelli che ci stanno vicino e che ci sussurrano (come nel mio caso): „tu non stai bene! c’é qualcosa di grosso! qualcosa non va…“. „ma no, non é niente. stai tranquillo…“ – „anto, fatti curare!“ come sempre non volevo ascoltare, perché tanto “io stavo bene” e poi invece… aveva ragione lui, l’angioletto dagli occhi celesti. qualcosa di grosso c’era. grosso quanto una palla di calcio. ma mi hanno preso per i capelli. anche se erano già corti all’epoca.

non voglio trasformare questo post in un inno alla tristezza. no. ma nemmeno dimenticare ciò che é stato. é semplicemente un ringraziamento a tutti quelli che mi sono e mi sono stati vicini. SEMPRE.

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ich erinnere mich sehr gut an das was vor 8 jahren war: das spital, mein unbehagen, die scheiss-kurzatmigkeit, die ärzte, die nicht mehr wussten was sie mit mir anfangen sollten (he… ich war erst seit 2 tagen dort… alles mit der ruhe. naja!) alle „wussten“ was zu tun war, schade nur, dass jeder es besser wusste und es zu keiner einigug kam zwischen den 5 oder 6 herren der medizin die um mich versammelt waren. ganz besonders erinnerte ich mich an diesem mief… nicht auszuhalten.

dieser tag is besonders wichtig für mich… er erinnert mich stets daran an wieviele schutzengel ich doch habe, die sich tagtäglich um mich kümmern. ja. engel. ich glaube fest an sie. unzählige male haben sie nun bewiesen, dass es sie gibt… ich bin weiss gott schon an die 87490483 male bös auf die fresse gefallen, hatte verkehrsunfälle, und sonstige karambolagen die ich ohne ein gekrümmtes haar überlebte. sie sind es eher die an mich glauben. vor diesem tag damals, wenn ich an sie gedacht habe, dann stellte ich mich diese astrale wesen vor, so himmlisch und schön und (natürlich) mit grossen, weissen flügeln bestückt *megageflatterundfederchaoshinterlass*  nach dem 11. juni 2008 habe ich mich eines besseren besinnt: echte engel sind hier auf der erde. man erkennt sie so von blossem auge nicht wirklich, denn sie tarnen sich um nicht aufzufallen. doch einen weg ihnen auf die schliche zu kommen gibt es: meistens sind es nämlich diejenigen, welche dir in den dunklesten zeiten auf die seite stehen und dir sagen (wie zum beispiel in meinem fall): „dir geht es nicht gut! da ist was. was grosses! etwas ist nicht in ordnung.“ – „nein, mach dir keine sorgen. es kommt alles gut.“, – „anto. bitte, pass auf dich auf.“, aber natürlich wollte ich nicht hören. keis bitzeli. ich wollte nur nach hause gehen, weil „ich bin ja gesund!“ und dann… ja, und dann hatte er doch recht, mein schutzengel mit den himmelblauen augen. es war was „grosses“ und sie konnten es nochmal richten. so. last minute mässig.

neeee – nicht falsch verstehen! Ich will hier nicht in die melancholie versaufen und so, nein. aber auch nicht vergessen was war. es soll lediglich ein dankeschön sein an alle, die seit immer an meiner seite stehen und immernoch da sind. IMMER.

storie di tutti i giorni. d’oggi.

c’era una volta, una disperata donzella, che si é lasciata convincere dai suoi amici ad iscriversi su una pagina d’incontri e lasciare così, che cupido l’aiuti a trovare l’uomo della sua vita!

me ne sono capitati diversi di esemplari… lunga elencazione. comunque, tra i tanti ho scelto di menzionare lui. il romeo medio moderno.

lui: „ciao… anche tu su internet a cercare il principe azzurro?“

io: „ciao… beh, tu dici che esistono ancora? ;)“

lui: „forse non hai capito; ho chiesto se stai cercando l’amore su internet… dire ‚principe azzurro’ é solo un modo di dire… non ho il mantello azzurro!“

(siii?! veramente?! wow, che cima… avevo già desiderio che gli crescessero le ortiche nelle mutande, ma gli ho voluto dare una seconda chance…)

io: „si, avevo capito… beh… che mi racconti? cosa fai di bello nella vita?“

lui: „lavoro tanto. il mio hobby é il calcio. e tu? hai qualche hobby?“

io: „mmhhh… io le chiamerei più: passioni… 😉 ne ho tante!“

lui: „oh, allora, non hai hobby? peccato.“

(okay… basta così! stavo per dargli un virtuale calcio nel deretano, ma lui é riuscito a dare ancora una volta il meglio di se, freddandomi con…)

„ho visto la tua foto. sei abbastanza in carne. mi sa che non sei il mio tipo.“

siccome sono una signora mi sono limitata ad un:

„hm. capisco. e io ho visto la tua. e devo dire che senza tavoletta e catenella fai tutto un’altro effetto.“ – click

conversazione cestinata.

signori, a questo punto mi deferisco alla corte suprema: chiedo di essere inserita nella lista per il prossimo premio nobel alla pace (si, insomma, quello che é stato assegnato anche nelson mandela e malala) per tutti i vaffancüüüüül non detti.