L’amore che io non ho

“Secondo la mitologia greca, gli umani originariamente furono creati con quattro braccia, quattro gambe e una testa con due facce. Temendo il loro potere, Zeus li divise in due parti separate, condannandoli a trascorrere le loro vite a cercare l’altra loro metà.”

– Platone

c’é chi lo chiama dannazione chi lo maledice a vita, chi pensa che senza vivrebbe meglio, chi invece proprio non ne può fare a meno ma é costretta a pazientare perché – a quanto pare – non é ancora il momento giusto… il momento giusto…

socrate diceva che amare è desiderare ciò che non abbiamo a differenza del bisogno è una radicale insoddisfazione ma anche ricco di risorse fecondo non nel possesso bensì nella creatività e pertanto fonte di novità imprevedibile… i biologi lo definiscono “altruismo incondizionato”. nietzsche pensava che “quel che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male.” mentre lui il grande oscar ha scritto che il cuore è stato fatto apposta per essere spezzato. in migliaia hanno provato a cantarne le lodi o a criticarlo… non pochi registi hanno fatto l’impossibile per farci emozionare davanti ad un film strappalacrime. sommi poeti, grandi uomini e donne hanno cercato di comprenderlo in parole… ma non penso sia mai stato ne sarà mai possibile comprenderlo.

l’amore ha mille sfaccettature: c’è l’amore che solo una mamma può dare, i più fortunati hanno l’amore incondizionato dei propri genitori, c’è l’amore fraterno, l’amore che si prova per un amico o un amica, l’amore platonico, poi si può amare la nonna o il nonno, la zia preferita, la cugina che senti come una sorella… e poi perché no? si può amare il proprio cane, il proprio lavoro, la casa, il giardino, il proprio hobby… e poi c’è lui: l’amore passionale. quello per il proprio ragazzo / la propria ragazza, il partner, marito, moglie, compagno o compagna che sia…

si, insomma, quello che ti fa dimenticare tutto perfino di respirare perché é proprio di quei momenti che vivi. quello che non ti fa mangiare, quello che ti far stare bene, sopra le nuvole e di più, quello che ti fa volare “over the rainbow“, quello che è tutto fuochi d’artificio, pensieri e parole, quello che ti fa diventare un cercopiteco gigante e un deficiente viandante, quello con gli occhiali rosa e le farfalle nello stomaco… ma è anche quello che alla fin della fiera e se ti va male, trasforma codeste farfalle in colite e gli occhiali tramutano da rosa in tinta merda… quello che ti butta a terra, ti sputa addosso, ti spezza il cuore in un miliardo e mezzo di pezzi e poi non contento ti fa piangere lacrime amare. quello che se non stai attento ti rovina per la vita e se invece ti va bene resterai per sempre segnato con la cicatrice sul cuore e soprattutto nell’anima. cercherai di nascondere il tuo cuore e a proteggerlo da ulteriori soprusi. con l’amore certo devi fare i conti con la paura, la strizza, l’angoscia, tante domande, c’é bisogno di un illimitata pazienza. ma comunque una tonnellata di pensieri ti travolgeranno e ti danneranno l’esistenza come a me, persone insane di mente che si fanno una cascata di pensieri e film inutili. eppure andiamo per il mondo cercando proprio tutto ciò… lo vogliamo. lo esigiamo. e nel 99% dei casi lo troviamo. l’altro 1% comprende me.

no non mi sto piangendo addosso. just facts. è solo pura e sana verità… si, magari c’é ne avrò messo del mio… ma di che mondo in mondo tutti belli e brutti, grandi e piccoli, bianchi e neri, grassi e magri anche quelli tarchiati a più non posso, tutti loro trovano almeno per un pezzetto di strada qualcuno che gli accompagni… una persona che ti appartiene che ti viene dietro perché sei la sua altra metà ed esalta in te proprio quello che tu andavi cercando. e li. più o meno. vicino a te. anche no. però c’é. andate d’accordo. il più delle volte.

c’è chi mi dice di non aver fretta, che non ci sono limiti di tempo per questo tipo di cose. di stare tranquilla che non mi perdo niente. pensano di consolarmi dicendo che sto bene sola… „così fai come vuoi, no?!“ si. certo! e magari lo dicono mentre scrivono alla loro dolce metà che sono contenti di tornare a casa il più presto possibile…

di solito parlano quelli, che in questo campo non hanno dovuto combattere così allungo, quelli che a 16 anni hanno avuto il primo fidanzatino, diventando maggiorenni poi, hanno avuto altre prime esperienze. di solito danno aria ai polmoni quelli non sono mai soli. MAI. quelli che ritornano a casa in macchina insieme, magari litigando per qualche caspita di motivo, ma che però poi svanisce durante la notte. o anche no. ma anche si. parlano quelli che magari vivono o hanno vissuto insieme alla loro dolce metà, facendo a pugni se mettere le tende gialle o no… facendo progetti, da quelli piccoli, a come passare il weekend a se costruire insieme un matrimonio, una casa, un futuro… parlano quelli che insieme vanno a cena da amici. quelli che vanno insieme a ballare, ai concerti, al cinema, i più colti anche a teatro e a museo… sempre essendo in sintonia. o no, avvolte anche no. quelli che fanno scena muta per ore e  poi si riconciliano con intime effusioni. quelli che hanno il grande culo di stare insieme allungo si fidanzano, poi si sposano e coronano il loro matrimonio con un figlio. o due. o tre… facendo in tre, in quattro o in cinque quello che le famiglie fanno: vivere. insieme. o no. ma pur sempre appartenendosi l’un l’altro…

parlano quelli che vanno a fare la spesa insieme pensando cosa mangiare la sera, quelli che cucinano insieme, non trovandosi sul come condire la carne o l’insalata. parlano quelli che quando hanno mal di pancia o magari starnutiscono una mezza volta, bene o male hanno una lei o un lui che comunque sono li, anche se è solo per dargli dei consigli o il fazzoletto (sporco).

quelli che ritornando a casa il giorno del proprio compleanno trovano qualcuno che gli ha preparato la cena (anche se in cucina sembra essere scoppiata la terza guerra mondiale) oppure gli ha preparato il regalo ben disposto sul tavolo o sul letto… parlano quelli che vedono il frutto del loro amore chiamarli mamma o papà… parlano quelli che quando hanno delle giornate no, un supporto c’é l’hanno (anche se avvolte lui/lei è troppo pirla per capire quello che serve in quel momento, ma che si perdona subito perché comunque qualcosa di adorabile la dice o la fa, qualcosa che seppure piccola in quel momento fa un gran bene, e serviva proprio) parlano quelli che poi quando la prima arrabbiatura gli é passata, pensano: ma quanto lo/la amo?! quanto sono felice di averlo/di averla nella mia vita?

parlano quelli che qualcuno per scornarsi c’é l’hanno. che hanno vissuto almeno un amore

bello,
burrascoso,
fantastico,
brillante,
merdoso,
con mille difficoltà,
ma pur appartenendosi,
andando alle feste insieme…

STOP.

qualcuno dirà: beh, guarda che non è sempre rosa e fiori (ma anche essere una single ergastolana non é il massimissimo). la vita di coppia è molto faticosa avvolte, bisogna fare compromessi, mettere da parte le proprie esigenze e quel cazzo di orgoglio che ti è stato tramandato col DNA. la tv non è più tutta tua. e vogliamo parlare dei calzini distesi senza vita a destra e a manca? guarda che se ci vai vicino lasciano senza vita anche te! e quella cazzo di tavoletta non viene mai abbassata… discussioni interminabili del perché o per come e milioni di rimproveri, accuse e magari ci si rinfaccia questo o quello. ci si affligge e magari avvolte non si può evitare l’inevitabile…

si, lo so che questo fa parte della vita. certo. eppure… se lui o lei manca durante il giorno o la sera o la notte mentre siete a letto… come vi sentite? siate sinceri… magari mentre leggete queste mie parole vi é arrivato un suo messaggio che vi dice „che c’é per cena?“ oppure i più romantici ci si salutano ogni tanto con un „ti penso“ „ti amo“… „mi manchi“… ma anche un „aòò… ma sei sicura che l’hai pagata la bolletta?“ fa simpatia (no!?) si,

ebbene si, „carissimo”… sono solo 84 anni che siamo insieme e ancora non hai imparato a fare la fila alla posta quindi ci penso io (anche se non avrei niente in contrario a stare al buio di tanto in tanto, così ci scapperebbe una cenetta romantica al lume di candela – LOL)

e sì lo ammetto: amo la libertà. il mio spazio è sacro santo per me. di aria per respirare me ne serve tanta… ma che me ne faccio di tutta st’aria se non vale la pena respirare? quanto mi piacerebbe vivere una volta col fiato sospeso sapendo che qualcuno sta facendo la stessa cosa per me.

non lo so come si chiamano quei spazi di tempo tra un secondo e l’altro ma io penso sempre A UN LUI in quegl’intervalli: mi manca profondamente, in modo smisurato, terribilmente… tanto che di notte me lo sogno in colori che non esistono. quanto mi sarebbe piaciuto condividere i momenti prima dell’operazione con LUI, oppure anche i momenti durante o dopo… che bello sarebbe stato vivere con LUI il natale, il capodanno… un capodanno in 35 anni… quanto sarebbe stato fico e dannatamente importante trovarlo davanti casa con un fiore in mano ritornando dal dottore che ti ha detto che devi farne un’altra di operazione. niente di grave certo, ma grave abbastanza per farti innervosire come una bestia con te stessa e con il tuo corpo che non funziona mai come dovrebbe. come mi piacerebbe trascorrere una volta un san valentino che si rispetti… ma anche qualsiasi altro giorno sarebbe bello a dividerlo con LUI. viaggiare insieme. fargli vedere perché mi sono innamorata di londra e di tutte le sue sfaccettature. perché la vita una volta non può fare uno strappo alla regola e sorprendermi…?

ho scritto tutto questo pezzo qualche tempo fa. mi rendo conto che emana una percezione negativa che ho nei confronti di questo lunatico sentimento. ma, nonostante tutto credo ancora nel principe azzurro a cavallo del suo destriero… o sinistriero (certo che non appena ritrova la via smarrita da secoli, gliene canto quattro…)

„La fame d’amore é molto più difficile da rimuovere che la fame di pane…“
– Madre Teresa di Calcutta

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One thought on “L’amore che io non ho

  1. Di Va says:

    Wie wahr!
    Ig findes schad, dass viel Persone inere Komfortzone läbe statt en erfüllti Beziehig z’füehre.
    Us Angst…?
    Magie passiert usserhalb vor Komfortzone.
    A ship in port is safe, but, that’s not what ships are built for.

    Valentina

    Liked by 1 person

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