#throwbackthursday: Edimburgo – “L’Atene del nord”

Beh, su ogni buon social/blog che si rispetti si usa il „tbt“, l’acronimo che indica il „throwback thursday“, cioè una sorta di „giovedì dei ricordi“. Questo tag viene usato solo il giovedì e viene abbinato alla condivisione di fotografie vecchie anche di anni. Non so benissimamente perché sia un „giovedì“ dei ricordi e non un venerdì o perché non si sia scelto il martedì… Approfondirò il discorso e magari troverò una risposta valida sul web. Vi terrò informati.

Comunque… Anche se il tag viene usato solitamente per le foto, io me ne frego allegramente e lo userò anche per i ricordi o qualche pensiero che ho scarabocchiato su qualche tovagliolo o post-it.

Ed eccolo il mio #tbt di oggi; ero in viaggio in Scozia. Edimburgo. Sola. Avevo tempo per descrivere ogni singola minchiata che sfiorava l’anticamera del mio cervello:

Giovedì. Here I am.
Visiting: Edinburgh castle / Sightseeing bus / Holyrood House / Calton Hill
3pm: Ma quant’é bella questa città. Si respira d’appertutto un non-so-che di storia misto scuro-mistero-di-una-civiltà-ormai-morta-e-sepolta, ma che sicuramente ha lasciato la propria testimonianza. Ha origine celtiche e si vede e si sente sopratutto, visto che l’accento lascia intuire che l’inglese vero e proprio, quello che profuma di teatime-afternoon-at-5 non é proprio di casa.
C’é la „new town“ e la „old town“. La „new town“ tuttavia non é stata nominata così, perché é „new“, ma semplicemente perché é „newer“ dell’altra parte della città che a rigor di logica é „older“… E un mio umile pensiero é stato che chiamare le due parti della città „old“ and „even more older“ town, avrebbe sicuramente smarrito parecchie povere menti, tra le quali quella della sottoscritta.
5pm: Essere chiamata „honey“ dal venditore di cartoline (che é molto avanti… eh si: il cartolinaio di mondo, vende anche preservativi, biscottini per il tee e t-shirt di Nessie) non mi fa più nessun effetto; sono fatti così gli inglesi: affabili! Nonostante gli ingiusti pregiudizi che non gli rendono per niente giustizia… Fidatevi.

Venerdì. The Highlands.
Visiting: Regione montuosa e i suoi castelli antichi ed evanescenti
3pm: Beh, potevo anche beccare qualcuno di più attraente o almeno poco poco papabile… No, non parlo in primo luogo della guida (anche se male non faceva), parlo della gente. Gruppetto strano: qualche famiglia, gente sola (io), amici… Ci siamo fermati ad Inveraray. Un posto sperduto nelle ande scozzesi. Età media: 87 e tre quarti. Bello, eh… Mi ricorda tanto Cabot Cove, dove vive la mia eroina, the one and only Jessica B. Fletcher, la signora in giallo. Si, insomma quella che porta anche un po’ di iella, perché dove spunta lei, ci scappa il morto. Il ristorante dove sto bevendo un latte macchiato che si presenta poco macchiato e tanto innacquato, quasi come le strade fuori, é molto carino. E vecchissimo secondo me, con le sedie una diversa dall’altra, ma ballano tutte ed avevo un brutto presentimento ad adagiarci il mio abbondante deretano.
7pm: Stremata. Sicuramente non come l’esercito britannico che provava ad invadere la scozia, ma sicuramente alla fine delle mie limitatissime forze (sarei stata un miserabile militare, sono sicura che non mi avrebbero mai affidato manco un coltellino svizzero, al massimo la bandiera bianca per sventolarla a più non posso). Più che altro una giornata grigia, ma proprio nell’anima. Sarà che ho dormito male (cazzo di bigodini) o che penso troppo come sempre. Il vuoto, la solitudine… Fanno brutti scherzi e azionano il cervello marcio che mi ritrovo. Lo fanno girare a vuoto. Non solo Guglielmo d’Orange era paranoico. Anche io! Ho sentito così tante storie oggi che mi sono assopita serenamente cullata dalle avvincenti storie raccontate dal nostro Alan (la guida occhialuta) con la sua voce all’aroma di sonnifero.

Sabato. Cercasi ispirazione letteraria.
Visiting: The Elephant House / St. Giles / Bobby Greyfairs / Grassmarket (Shopping incluso)
9am: Beh, a dir poco strano che mi ritrovo a scrivere il mio (a dir poco insignificante) diario di bordo dove qualche anno fa era seduta J.K. Rowling che stava creando Harry. Ma s’incomincia così, no?! Basta crederci. Il posto é carino, molto tranquillo, nonostante si trovi sulla sommità di „Grassmarket“, che é più, diciamo CHIASSOSA. Dai Joanne, fammi da madrina, da portafortuna, da musa inspiratrice! Magari riuscirò a creare un manoscritto carino che possa magicamente far apparire un sorriso a qualcuno o a strappare qualche lacrimuccia per l’emozione.

Domenica. E Lochness sia!
Visiting: Lago di Lochness (mostro incluso, ma molto timido)
7am: Forse sono le ore in macchina che dovrò farmi o forse é l’unghia che misi é rotta ieri (ri)facendo quel dannato letto che si scopre sempre delle proprie lenzuola. Forse é il fatto che sarò sola al cospetto di Nessie e del suo Loch!

Lunedì. Okay, 8 giorni sono troppi per una città. E per stare sola.
Visiting: Princes Park / Britannia / North Bridge Walk / Scott Monument / Royal Mile
noon (ora precisa non pervenuta). Diciamo che la „Britannia“, il panfilo della Famiglia Reale Britannica un pò mi ha deluso, però é imponente… E ora penso che mi dedicherò allo XXL-shopping. Cioè, estesissimo. Lo deve essere visto che ho ancora 3 giorni e non so come ammazzarlo questo tempo. Fammi vedere se trovo ancora qualche museo fico… mumble. mumble. mumble… Oooooookay, rimandiamo lo shopping. Ho trovato qualcosa che ha certamente catturato il mio interesse e fra un po’ andrò alla volta della Royal Mile. Ma… Beh, sto ancora provando a mangiare un panino da 40 minuti, ma niente. Che strana la vita; c’erano anni in cui non volevo altro che dimagrire, magari a vista d’occhio, magari diventare una di quelle fighe sulle riviste tanto ambite da noi ragazze. Non andavo bene per il mondo e io non ci volevo stare su questo mondo che mi andava stretto e che non voleva assolutamente accettarmi. Ora invece non vorrei altro che finire un pasto decentemente, cioè, senza vomitare, riflussi vari o spasmi! Ma che mondo al contrario é?! Che grandissima amenità! Fammi muovere dai. Altrimenti rischio di cadere in paranoia. A piangere e disperarmi davanti alla popolazione scozzese, che non me ne fregherebbe anche niente, ma sono solo leggermente irritata da sto gruppetto di connazionali che guardano me come se fossi la donna cannone! SI, SONO FUORI PORTATA DEI VOSTRI STRAMALEDETTI CANONI! Beh, ma che ti guardi? E se gli do un sorriso tipo: „Hahahahaha… Ma cosa ti guardi cosa che hai la moglie addobbata come il peggior albero di natale a Central Park e tu invece? Simpaticissimo come la sabbia tra le natiche e con il riporto del menga!?“ Ancora…? Fammene andà!

Martedì. Pioggia. Freddo. Troppo.
Visiting: The true Mary King / John Knox House / Mitvlothian Heart / Conan Doyle Pub / National Gallery / Portrait Museum
10am: Altro che „cats  & dogs“… Qui ci sono 500 sfumature di grigio in cielo e non sembra volersi schiarire. Quindi invece che come nel film, assaporare un „Sunshine on Leith“, troverò le „Clouds over the museums“! 🙂 Sono qui vestita a 3 strati per non soffrire il freddo. Per carità, me la sono scelta io la meta, ed é anche vero che non mi sarei di certo divertita in una località balneare con la sola attività di stare li ad arrostire lo speck che mi ritrovo cucito addosso. Preferisco le bolle ai piedi dal lungo camminare e la frescuria che anche ci voleva dopo quell’orridissimo, torridissimo, schifosissimo caldissimo che mi ha fatto soffrire per settimane. Quindi mi sta anche bene. Diciamo anche che in costume da bagno, non é che faccio un figurone. Non posso sfoggiare il mio fisico da modella (beh, non ancora, diciamo che più che altro sarò una modella di taglie forti, non certo à la Claudia Sciffer, magari più una Claudia SCHIFFer) E quindi diciamo che é stata una scelta saggia, anche se accorcerei il tutto di uno o due giorni. Comunque c’é un freddo siberiano. Ho addosso una felpa che é così pesante che  avrei rischiato un insolazione se mi fossi trovata in Svizzera qualche settimana fa. Non ci si crede.

Mercoledì. Un porridge per cominciare.
Visiting: Dean Village / Museum of Modern Art / Leith / Tutti i negozi di Princes Street
9am: Porridge. Loooove it… Ma col mal di testa a gonfie e vele. Non riesco nemmeno a scrivere decentemente e mi sono scordata anche la penna. Ma per fortuna nelle mie borse ci si trova sempre qualche articolo da cancelleria! Oggi é l’ultima giornata intera che trascorrerò qui. Che strano. E dire che mi stavo pure abituando alla vita da turista. Però mi fa bene tornare a casa. Ma sono fiera di me: sono riuscita a non pensare al lavoro, ho scritto, visto bei posti, ho fatto come mi pare e quando mi pare, lasciando spazio a volontà alla mia nota spontaneità. Ho anche imparato che riesco a stare sola per un periodo di tempo (nonostante le crisi), a fare le cose per bene, senza lasciarmi andare al solito „no, non lo faccio perché tanto che lo faccio a fare“ e non ho badato (quasi) a spese.
1pm: Ho appena visto una sposa. Che strano, anche qui si sposano. In bianco. E anche qui le spose „brillano“ nella loro giornata più bella. Non credo nelle frasi fatte o ai modi di dire, ma é proprio vero che le spose sono tutte belle e che hanno una speciale luce che sbrilluccica negli occhi. Chissà se anche io un giorno brillerò così. Spero proprio di sì. Spero proprio che sia stato di buon auspicio il sorriso che la sposina mi ha appena regalato.

Giovedì. Ciao e Goodbye.
Una settimana fa ho cominciato a scrivere qualche cavolata in questo „diario di bordo“. Questo per fare qualcosa e avere una valvola di sfogo mentre trascorrevo sola tutti questi giorni. Anche per non scocciare tutti i giorni le mie amiche e i miei amichi con i miei mille pensieri o congetture del cacchio!
11am: Sono seduta in uno Starbucks, che non é niente di speciale… Diciamo che non é proprio il posto più tranquillo o rusticale del mondo. Preferisco alla gran lunga „The Elephant house“ (qui ho fatto un profondo sospiro… mi piaceva troppo quel posto), ma mi mancava semplicemente la pazienza per arrivare dall’altra parte della città con tutto sto bagaglio per fare una fila chilometrica e poi fare la lotta libera per accaparrarsi un tavolo. E poi qui sono attrezzati: c’é il wifi e la corrente. E il mio cellulare é sempre tanto assetato. Quindi la Rowling mi perdonerà se non sono più passata per il caffè, o il the in questo caso! 🙂 Ma ora penso di muovermi. Devo fare definitivamente qualche cosa, sennò mi va in catalessi la faccia e il cervello in pappa. Faccio un giro con il tram… Io adoro quel tram, non si sente per niente,  quando sei seduta dentro sembra che tu stia fluttuando e il paesaggio scorre lentamente davanti ai tuoi occhi (ecco un’altro sospiro profondissimo…)
3pm: Scalo ad Amsterdam. Che dire? Sorvoliamo. Magari mi sarei potuta evitare sta fermata forzata. Una noia totale e tutti parlano con questo accento impossibile che ben conosco (purtroppo, aggiungerei). Cioè, non me ne vogliano gli olandesi, ma non é proprio una musica che suona soave nel padiglione auricolare. E che proprio non me lo immagino Shakespeare declamare sonetti con l’accento di Van Gogh. Ecco perché si é dato alla pittura, il povero Vincent.
8pm: Il mio letto. Eccolo. Dolce, caro lettino mio. Quanto mi sei mancato. Dopo aver dormito (beh, si fa per dire) una settimana su un sedicente letto, riuscirò di nuovo a riposare. Ahhhh…

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